09.09.2022 Icon

Vacanze non dissuasive

Il tempo delle vacanze si è concluso! E sulle ferie sono stati interpellati anche i giudici, non però in tema di location in cui trascorrere il meritato periodo di riposo, ma in termini di computo della retribuzione durante il periodo di ferie.

Questo il caso.

Nel giudizio di primo grado, il Tribunale aveva accertato il diritto del ricorrente al computo nella retribuzione dovuta per le ferie di alcune indennità non considerate dal datore di lavoro nella relativa busta paga ed aveva quindi condannato la Società convenuta alla corresponsione delle differenze retributive.

La Società condannata in primo grado ha proposto l’appello di cui trattasi, evidenziando come la pronuncia si sia limitata a verificare la natura e la non occasionalità delle voci in questione e ne abbia automaticamente dedotto la necessaria inclusione nella retribuzione da riconoscere durante le ferie.

Ad avviso della Corte di Appello di Torino, dalla giurisprudenza di matrice europea è possibile enucleare un principio generale da applicare all’istituto feriale, ovverosia che la retribuzione per ferie non deve necessariamente coincidere con la retribuzione ordinaria, ma non deve neppure scendere al di sotto di un livello tale da dissuadere il lavoratore dalla fruizione delle ferie.

Parallelamente, la Direttiva europea che tratta tale tema, prescrive che la retribuzione dovuta per le ferie non deve coincidere ma deve essere “paragonabile” a quella ordinaria. Traccia pertanto un criterio direttivo, ma non enuncia un principio di onnicomprensività della retribuzione feriale.

Nell’ordinamento interno, è stata la contrattazione collettiva a delineare in concreto i profili di implementazione di questo fantomatico livello intermedio, descrivendo “le condizioni di ottenimento e concessione” delle ferie annuali retribuite.

Difatti, “nel contesto dei delicati equilibri delle relazioni sindacali” – nei decenni – la contrattazione collettiva ha dato seguito all’art. 36, terzo comma, della Costituzione, per quanto riguarda l’inclusione o l’esclusione dalla retribuzione feriale di determinate voci retributive.

Su queste basi, si inserisce la valutazione della Corte di Appello di Torino di includere, nel caso di specie, una voce perché connessa alla prestazione lavorativa, ma di escludere una diversa voce avente natura accessoria e non strettamente retributiva, posto che la retribuzione feriale non deve coincidere – appunto – con quella ordinaria.

La decisione della Corte torinese, che avvalla l’individuazione da parte della contrattazione collettiva dei compensi computabili nella retribuzione feriale, è ritenuta condivisibile, perché coerente sia con l’evoluzione storica e logica del tema in esame, sia con i riferimenti, giurisprudenziali e normativi, di matrice europea.

Fermo restando che, secondo l’articolo 36 della Costituzione, le ferie costituiscono un diritto irrinunciabile, appare più che logico commisurare la computabilità delle stesse con dei criteri ragionevoli e affini – di volta in volta – alle esigenze di riferimento, esigenze di cui la contrattazione collettiva si fa carico ed esprime.

Autore Francesca Lorenzi

Trainee

Bologna

f.lorenzi@lascalaw.com

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