23.09.2022

«UniCredit rialzerà le stime» Il titolo corre a Piazza Affari

  • Il Sole 24 Ore

UniCredit ha tutte le carte in regola non solo per rispettare gli impegni incardinati nel piano UniCredit Unlocked, ma ha anche margini per migliorare «significativamente» la guidance per il 2023. È un Andrea Orcel particolarmente bullish quello che si presenta agli investitori e agli analisti iscritti alla 27esima Financials Ceo Conference di Bank of America Merrill Lynch raccolti a Londra.

Il manager di UniCredit torna a rivolgersi al mercato, peraltro a valle di un paio di uscite recenti. Ma questa volta il segnale che arriva, diversamente dalle consuete indicazioni su aspetti strategici relativi all’M&A, riguarda il cambio di passo di UniCredit e la sua capacità di essere profittevole. Perchè nonostante le difficoltà in atto, dal caro energia, all’inflazione, all’esposizione in Russia, la banca di piazza Gae Aulenti è in grado di macinare più utili del previsto, fa capire il banchiere. Tanto che, come detto, la guidance sul 2023 di UniCredit «sarà significativamente («substantially», dice Orcel) migliorata» in occasione della presentazione dei conti del terzo trimestre fissata per il 27 ottobre.

Al momento, dopo aver visto la distribuzione di 3,75 miliardi di valore sul 2021, la banca ne prevede altrettanti sul 2022, tra riacquisti di azioni e dividendi, per circa 16 miliardi distribuiti complessivi nell’arco di piano al 2024. Si vedrà come e in quale misura i target verranno ora ritoccati al rialzo. Certo è che oggi la crisi in atto, e le possibili conseguenze economiche, non fanno paura. La banca è «a buon punto sulla guidance per il 2022 indipendentemente dal contesto».

Dopo che mercoledì a Roma il banchiere aveva notato che l’istituto è in grado di resistere agli shock a patto che l’Italia non «entri nel baratro» della crisi economica, ora Orcel evidenzia che «raggiungeremo tutti i target anche in caso di una lieve recessione» e se ci sarà una grave recessione «siamo pronti ad affrontare ogni shock e ad avere performance migliori della media dei nostri competitor», dice. Parole che il mercato ha subito apprezzato, tanto che il titolo di Unicredit alla Borsa di Milano è da subito scattato al rialzo per chiudere in progresso del 5,3%.

Il banchiere tiene però a sottolineare come il gruppo di piazza Gae Aulenti sia «cambiato» rispetto al passato. La banca, è la sintesi, ha intrapreso una trasformazione industriale che le ha dato un forte slancio commerciale, ha accumulato rilevanti accantonamenti per assorbire nuovi crediti deteriorati e potrebbe più che compensare qualsiasi debolezza dei proventi da commissioni grazie all’aumento dei tassi di interesse: ogni 100 base di rialzo dei tassi si traducono in un miliardo circa di ricavi in più. Ma a essere migliorata è soprattutto la qualità degli attivi. Complice un’attenta e selettiva politica di erogazione dei prestiti, la banca può oggi contare su un costo del rischio di circa 30-35bps, ben al di sotto dei picchi di 150 punti visti nel 2012. «UniCredit è una delle banche più resilienti dell’Europa meridionale», commentava ieri Credit Suisse in una nota. Il fatto che nell’ultimo semestre UniCredit abbia fatto segnare «i migliori risultati degli ultimi 10 anni, con sei trimestri di crescita consecutiva e tutte le aree geografiche in crescita» permette di avere «molta fiducia nel futuro», sottolinea il numero di UniCredit.

E a proposito di futuro, Orcel ribadisce la sua posizione di cautela e attendismo su due aspetti monitorati con attenzione dal mercato, ovvero la Russia e le direttrici del possibile consolidamento. Sul primo fronte, il manager ribadisce che sta «cercando di contenere in modo ordinato quello che abbiamo in Russia ed eventualmente un’uscita, ma non deve essere un regalo». Analogamente “laica” anche la visione sul fronte delle possibili acquisizioni. Rumors di mercato non escludono un ritorno di fiamma di UniCredit su BancoBpm come su Mps. Ma sul tema Orcel taglia corto: la priorità è la crescita organica. «Perché – domanda il banchiere – dovrei concentrarmi sull’M&A, a meno che non sia un affare molto vantaggioso?».