28.06.2022 Icon

Trascrizione della domanda giudiziale infondata: si può ottenere la cancellazione?

La Corte Costituzionale ribadisce l’impossibilità di cancellare la trascrizione della domanda giudiziale ritenuta manifestamente infondata prima del passaggio in giudicato della sentenza.  

Il sistema di pubblicità dichiarativa, disciplinato dagli artt. 2652, 2653 e 2668 c.c., è posto a tutela di molteplici interessi di rilievo costituzionale: innanzitutto, l’interesse individuale dell’attore che, in virtù del c.d. “effetto prenotativo” che consente alla trascrizione della domanda di prevalere sulle successive iscrizioni e trascrizioni eseguite contro il convenuto, consegue la tutela effettiva del suo diritto senza che la durata del processo possa incidere negativamente; in secondo luogo, salvaguardia la certezza dei traffici, tutelando, quindi, i soggetti terzi affinché questi possano valutare analiticamente la convenienza di porre in essere negozi giuridici con una delle parti litiganti. 

La trascrizione della domanda giudiziale, nell’ottica diametralmente opposta, grava dunque sulla proprietà del convenuto, limitando, di fatto, la commerciabilità del bene e ciò, nelle ipotesi di trascrizione di una domanda giudiziale infondata, potrebbe determinare un eccessivo squilibrio tra gli interessi in gioco delle parti. 

In particolare, il Tribunale di Roma, con l’ordinanza del 7 aprile 2021, ha sollevato le questioni di legittimità costituzionale delle summenzionate norme in riferimento agli articoli art. 3, 24 e 42 della Costituzione.
Ad avviso del rimettente, le disposizioni censurate violerebbero il disposto costituzionale nella parte in cui non consentono al giudice di ordinare, con provvedimento cautelare ex art. 700 c.p.c., la cancellazione della trascrizione di una domanda giudiziale, nemmeno ove questa sia manifestamente infondata; il combinato disposto degli artt. 2652, 2653 e 2668 c.c. consente, infatti, al giudice di ordinare la cancellazione della domanda soltanto in forza di una sentenza passata in giudicato.

In pendenza del giudizio instaurato dalla Italteco Costruzioni s.r.l., con domanda trascritta nei confronti della REV Gestione Crediti s.p.a. diretta ad ottenere il trasferimento di un immobile a norma dell’art. 2932 c.c., il Tribunale di Roma ha interpellato la Corte Costituzionale ad esprimersi ritenendo che, nelle ipotesi come quella in esame in cui la convenuta reputi manifestamente infondata la domanda trascritta, l’impossibilità di emettere un ordine di cancellazione anteriormente al giudicato sia contrario alla Costituzione. 
Segnatamente, viola l’art. 3 Cost., il principio di uguaglianza, poiché “irragionevole e fonte di una disparità di trattamento” tra attore e convenuto; sarebbe violato altresì l’art. 24 Cost., il diritto di difesa, in quanto il convenuto vedrebbe limitate le proprie azioni difensive in base alla condotta (e talvolta all’arbitrio) dell’altra parte; infine sarebbe leso l’art. 42 Cost., il diritto di proprietà, in quanto la protratta trascrizione della domanda giudiziale inciderebbe troppo a lungo sulla commerciabilità dell’immobile. 

Invero, nel nostro ordinamento, la domanda giudiziale corrisponde ad un’iniziativa libera e unilaterale dell’attore che soggiace esclusivamente alle verifiche formali del conservatore dei registri e non è sottoposta a controlli preventivi di natura sostanziale, tuttavia l’attribuzione al giudice del potere di ordinare la cancellazione con un provvedimento d’urgenza, argomenta la Corte, darebbe al convenuto la possibilità di un’immediata reazione ad una trascrizione che reputa ingiusta e ciò comporterebbe un elevato rischio per il diritto di tutela giurisdizionale dell’attore.

Per queste ragioni, la Corte Costituzionale ha dichiarato le questioni inammissibili sottolineando la competenza del legislatore e rimettendo a quest’ultimo la ricerca di una possibile soluzione che rimodelli il sistema pubblicitario nel nostro ordinamento.  

Cass., 9 giugno 2022, n. 143

Giorgia Damiano – g.damiano@lascalaw.com

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