21.06.2022 Icon

Tabelle di Milano o Roma: uno scontro ancora aperto

È un conflitto che appare ancora ben lontano dalla risoluzione quello che, da anni, anima il panorama risarcitorio del danno non patrimoniale e divide i sostenitori delle tabelle del Tribunale di Milano e del Tribunale di Roma. 

A maggior ragione considerando che, con l’ordinanza n. 18840 del 10 giugno scorso, la Cassazione è ritornata sul tema per chiarire che “l’utilizzo di tabelle diverse da quelle milanesi non è in sé precluso, purché non si arrivi a risultanze che si pongano in contrasto con quelle che sarebbero derivate in caso di applicazione delle tabelle milanesi, ovvero qualora al danneggiato sia riconosciuto, senza una idonea giustificazione, un importo non compreso nel range previsto dalle tabelle milanesi in uso all’epoca della decisione”. 

Nel caso posto al vaglio della Suprema Corte, un uomo aveva convenuto in giudizio il conducente-proprietario di un autoveicolo e la compagnia assicurativa al fine di ottenere il  risarcimento derivante da un sinistro in occasione del quale aveva riportato gravi lesioni permanenti che, oltre ad incidere nella sua sfera patrimoniale (a causa delle spese mediche sostenute), avevano altresì comportato una riduzione della sua capacità lavorativa, sia attuale che potenziale (in ragione della giovane età) sia un danno alla sua vita di relazione. 

Il risarcimento era stato liquidato anche se, ad avviso del danneggiato, in maniera troppo contenuta, inidonea a riparare adeguatamente le varie voci di danno subite e, soprattutto, sulla base di una valutazione che aveva tenuto conto della personalizzazione del danno, ben più rigida, sancita dalle tabelle del Tribunale di Roma anziché  di quelle stilate dal Tribunale di Milano. 

Una doglianza non condivisa dalla Cassazione che, chiamata a pronunciarsi sul tema, ha colto l’occasione per ribadire come, la stessa Corte abbia da tempo effettivamente prediletto le tabelle adottate dal Tribunale di Milano, periodicamente aggiornate, per la liquidazione equitativa del danno biologico. 

Tuttavia, come espresso in maniera unanime da un indirizzo ormai consolidato “in sede di legittimità, l’allegazione di avvenuta applicazione di una tabella diversa da quella milanese non è sufficiente “ex se” ad inficiare il corretto utilizzo, da parte del giudice, del criterio di liquidazione equitativa, dovendo la correlata denuncia essere accompagnata dall’esposizione delle ragioni che, in concreto, hanno determinato l’incongruo ricorso al criterio in parola”. 

Con la pronuncia in commento, dunque, la Cassazione torna a ribadire come l’impiego di criteri diversi da quelli utilizzati dalle tabelle milanesi per la liquidazione delle varie voci di danno non patrimoniale non debba ritenersi illegittimo a priori e come, in ogni caso, spetti al danneggiato evidenziare, in sede di legittimità, secondo quali ragioni la preferenza assegnata dal Giudice ad una quantificazione differente debba ritenersi incongrua e sproporzionata. 

Sulla scorta delle esposte considerazioni, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto da danneggiato, ritenendo che le censure mosse fossero formulate in maniera così generica da non consentire di  comprendere quale pregiudizio avrebbe comportato l’impiego delle tabelle di Roma anziché quelle di Milano. 

Cass. Sez. III, Ord., 10 giugno 2022, n. 18840

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

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