08.07.2022 Icon

Sull’eccezione di prescrizione: rimesse solutorie e pagamenti di terzi

La Corte d’Appello di Venezia nel rigettare l’appello proposto da una società correntista ha stabilito che non vi sono motivi per escludere la natura solutoria dei pagamenti effettuati con bonifici di terzi nei periodi in cui manca un contratto di affidamento ovvero nei quali il saldo passivo del conto eccede il limite di fido previsto.

Tra i vari motivi di appello, la società appellante lamentava il fatto che il CTU, nel proprio elaborato predisposto nel corso del giudizio di primo grado, avesse erroneamente considerato prescritte tutte le rimesse, anche quelle non finalizzate al solo pagamento degli interessi a debito. Secondo la difesa della società correntista, il concetto stesso di rimessa, in realtà, può non coincidere con il concetto di pagamento, evidenziando che la Cassazione, sul punto, ha precisato che “il pagamento, per dar vita ad una eventuale pretesa restitutoria di chi assume di averlo indebitamente effettuato, debba essersi tradotto nella esecuzione di una prestazione da parte di quel medesimo soggetto (il solvens) con conseguente spostamento patrimoniale in favore di un altro soggetto (l’accipiens)“ (Cass. civ. SS.UU. n° 24418/2010).

L’appellante sottolineava, dunque, che la rimessa in molti casi non deriva da una operazione disposta dal correntista né, tantomeno, dall’”esecuzione della prestazione di quel medesimo soggetto (il solvens)”. Secondo la tesi della difesa attorea si tratterebbe frequentemente di pagamenti effettuati da terzi in favore di colui che, nel rapporto commerciale o finanziario con il disponente (es. l’ordinante il bonifico) assume la vesta di accipiens. In atri termini, l’esecutore del pagamento non sarebbe il cliente ma un terzo estraneo al rapporto intercorrente tra la banca e il correntista per cui risulta difficile pensare che possa trattarsi di “esecuzione di una prestazione da parte di quel medesimo soggetto” in quanto il pagamento è stato effettuato semplicemente da un terzo. Nel proprio elaborato peritale il CTU avrebbe, invece, eseguito una semplice somma algebrica di tutte le rimesse, non operando alcuna valutazione sulla natura di quelle eventualmente prescritte.

La Corte d’Appello di Venezia, nella pronuncia in commento, nel respingere tale motivo d’appello, ha statuito che, quanto alla diversificazione tra pagamenti eseguiti dal correntista e pagamenti effettuati da terzi suggerita dall’appellante, il c.d. bonifico è un ordine (delegazione) di pagamento che la banca delegata, se accetta, si impegna (verso il delegato) ad eseguire e che da tale accettazione non consegue un’autonoma obbligazione della banca verso il correntista delegatario, trovando lo sviluppo dell’operazione la sua causa nel contratto di conto corrente di corrispondenza che implica un mandato generale conferito alla banca dal correntista ad eseguire e ricevere pagamenti per conto del cliente, con autorizzazione a far affluire nel conto le somme così acquisite in esecuzione del mandato.

La banca, pertanto, diventa l’effettiva beneficiaria della rimessa con effetto ad essa imputabile. Sul punto ex plurimis Cass. sez. 1, sentenza n. 12489 del 21/09/2000 (Rv. 540326 – 01) e Cass. sez. 1, sentenza n. 9494 del 28/06/2002 (Rv. 555458 – 01) che ha posto in evidenza come “La causa del contratto di conto corrente di corrispondenza implica un mandato generale conferito alla banca dal correntista ad eseguire e ricevere pagamenti per conto del cliente, con autorizzazione a far affluire nel conto le somme così acquisite in esecuzione del mandato. Sicché, proprio nell’autorizzazione conferita in via preventiva alla banca dal cliente deve ravvisarsi la ragione che converte l’acquisizione da parte della banca di somme da terzi dovute al correntista ed il successivo versamento in conto di una rimessa dello stesso cliente sul conto, con l’effetto proprio della rimessa diretta, idonea a costituire un deposito a suo favore, ovvero, se il conto abbia affidamento della banca e presenti un saldo passivo, a ricostituire la provvista o ad estinguere il debito (immediatamente esigibile) dello sconfinamento dal fido, con effetto propriamente solutorio.

Corte d’Appello di Venezia n. 1486/2022 del 29/06/2022

Paola Stradap.strada@lascalaw.com

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