11.03.2022 Icon

Straordinari non pagati al lavoratore: quando è estorsione?

La risposta al quesito viene fornita da una recentissima sentenza della Cassazione Penale.

La pronuncia che esamineremo trae origine dalla seguente vicenda: due dipendenti prestavano il proprio servizio oltre l’orario di lavoro, in maniera sostanzialmente ininterrotta (anche per venti ore al giorno), espletando compiti non inerenti alle loro mansioni, senza che venisse loro corrisposta la retribuzione delle ore lavorative effettivamente espletate.

Il rispetto di queste condizioni di lavoro non retribuite veniva posta dal datore di lavoro come opzione alternativa alla perdita dell’impiego.

Infatti, il datore di lavoro, dopo avere impartito le suddette direttive, specificava ai lavoratori testualmente che “…se qualcuno non è d’accordo è libero di andarsene...”.

Secondo la Suprema Corte, tali condizioni di lavoro non possono che ritenersi inique e illegittime in quanto intese a sottoporre il lavoratore a turni di lavoro ininterrotti, ben oltre gli orari pattuiti, per espletare attività non rientranti nelle proprie mansioni, con un trattamento retributivo del tutto inadeguato rispetto alle ore lavorative effettivamente svolte e alle attività effettivamente espletate.

Ma ciò che più rileva è che la condotta del datore di lavoro, oltre che illegittima, ad avviso dei Giudici di legittimità, è idonea ad assumere rilievo penale.

Invero, integra il delitto di estorsione la condotta del datore di lavoro che, approfittando della situazione del mercato del lavoro a lui favorevole per la prevalenza dell’offerta sulla domanda, costringe i lavoratori, con la minaccia (anche se solamente velata) di licenziamento, ad accettare la corresponsione di trattamenti retributivi deteriori e non adeguati alle prestazioni effettuate.

Il reato di estorsione, in questi casi, si realizza nel momento in cui il datore di lavoro prospetta la perdita del lavoro, approfittando della naturale condizione di prevalenza che veste rispetto al lavoratore subordinato e alla strutturale condizione a lui favorevole della prevalenza dell’offerta sulla domanda di lavoro.

Al contrario, non hanno rilevanza, ai fini della configurazione del reato, le condizioni economico-ambientali o le condizioni personali del lavoratore.

In definitiva, commette estorsione il datore di lavoro che coarti il lavoratore nel senso di accettare condizioni di lavoro inique e deteriori (come la richiesta di stressanti turni di lavoro e il mancato pagamento degli straordinari) dietro la minaccia dell’interruzione del rapporto di lavoro, restando indifferente il contesto socio ambientale e familiare in cui tale coartazione viene attuata.

Situazioni di questo tipo sono, purtroppo, ancora oggi molto frequenti nonostante l’impianto di tutele che l’ordinamento giuridico ha costruito in favore della libertà e della dignità dei lavoratori.

Molto spesso, infatti, la condizione di squilibrio tra datore di lavoro e lavoratore costringe quest’ultimo ad accettare condizioni di lavoro contrarie alle disposizioni di legge. 

Per fortuna, il disvalore di questi comportamenti illegittimi è considerato talmente grave da richiedere l’intervento della peggiore delle sanzioni, ossia quella penale.

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Cass. Penale, 29 ottobre 2021, n. 3724/2022

Rachele Spadafora – r.spadafora@lascalaw.com

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