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«Ue, evitiamo una stretta di bilancio oggi sarebbe una scelta prematura»

Tra una settimana a Venezia, Daniele Franco sarà il presidente di una riunione del G20 Finanze decisiva per un accordo sulla tassazione delle multinazionali. In questa veste, il ministro dell’Economia ha risposto alle domande sui negoziati in corso del «Corriere» e un gruppo ristretto di quotidiani europei.

Pensa che il G20 possa raggiungere un’intesa sulla tassazione minima a carico delle grandi aziende?

«L’accordo si basa su due pilastri: c’è la questione della riallocazione dei profitti e quella della tassazione minima a livello globale. Raggiungere un accordo su entrambi sarebbe importantissimo. Ci permetterebbe di costruire un sistema fiscale capace di affrontare le conseguenze negative della globalizzazione e della digitalizzazione. Le nuove regole aiuterebbero i governi a combattere l’erosione delle basi imponibili e il profit shifting (il trasferimento dei profitti verso Paesi con aliquote effettive bassissime, ndr). Vedo l’opportunità concreta di arrivare a un accordo sugli elementi fondamentali dei due pilastri a Venezia».

Il clima a suo avviso spinge verso un’intesa?

«Il clima è cambiato. L’aria che si respira nel G7 e nel G20 segnala una forte consapevolezza che i regimi nazionali sono ormai inadeguati per la tassazione dei profitti delle grandi imprese che operano su scala multinazionale, sfruttando le leve della globalizzazione e della digitalizzazione. Solo un assetto internazionale condiviso consentirà di tassare queste società in modo equo ed efficace».

La Cina sta resistendo, forse perché cerca di proteggere le proprie zone economiche speciali e le sue Big Tech nei paradisi fiscali. Senza Pechino, si può raggiungere un accordo al G20?

«Il dialogo con la Cina è amichevole. Venerdì ho avuto una lunga telefonata con il ministro delle Finanze Liu Kun e la Cina è impegnata a continuare il dialogo. Le indicazioni sono positive, sono stati fatti progressi significativi, anche se c’è ancora molto lavoro da fare. Tutti i paesi, compresa la Cina, sono consapevoli che un accordo globale ora è possibile e che è un’opportunità che nessuno dovrebbe perdere. Credo che nessun Paese voglia essere quello che blocca un accordo mondiale. La Cina ha mostrato un approccio costruttivo e aperto. Sono fiducioso che troveremo una soluzione».

Come funzionerebbe l’accordo in pratica? Si sente dire che Amazon per qualche motivo sarebbe esente…

«Il primo pilastro riguarda le regole di ripartizione dei profitti; queste si applicheranno a tutte le multinazionali con un fatturato globale significativo e un’elevata redditività, in qualunque settore. Il campo di applicazione include le aziende digitali, ma non solo. Le soglie di fatturato e di redditività sono ancora in discussione. Non siamo lontani da un accordo. I profitti saranno ridistribuiti sulla base di un nuovo nesso con le giurisdizioni dove effettivamente le multinazionali conseguono ricavi dalla vendita di beni e servizi. Importante per le multinazionali è la certezza fiscale. Dobbiamo introdurre nuovi meccanismi di prevenzione e risoluzione delle controversie, che impediscano la doppia imposizione. Riguardo al secondo pilastro, le nuove regole sono pensate per garantire che le multinazionali siano soggette a un livello minimo di imposizione in ogni giurisdizione in cui operano. E non dovrebbe essere troppo basso. In ambito Ocse e G20 non vogliamo un livellamento verso il basso delle aliquote minime. Gli Stati Uniti hanno proposto un’aliquota minima effettiva almeno del 15%. A Venezia, il dialogo continuerà.

La tassa minima

La tassa minima globale permette di costruire un sistema fiscale capace di affrontare gli effetti negativi di globalizzazione e digitalizzazione

E Amazon?

«Vedremo. Non è utile fare nomi di aziende adesso».

In Europa Italia, Spagna e Francia hanno delle «web tax» e rischiano di perdere entrate con la «global minimum tax». Poi abbiamo centri off-shore come l’Irlanda. Una volta fatto l’accordo del G20, come si può far sì che tutta Europa si adatti?

«La dimensione europea è importante per un accordo mondiale. Nella Ue ci sono approcci diversi, ma non credo che l’Unione sarà divisa. Direi piuttosto che è fondamentale il sostegno reciproco, in modo da non perdere l’occasione di un accordo globale. Per quanto riguarda le “web tax” nazionali, saranno abrogate quando i nuovi pilastri saranno pienamente applicati nei prossimi anni. Questi aspetti verranno definiti in ottobre, con il nostro secondo ciclo di discussioni nel G20. Non vedo il rischio di perdere entrate fiscali».

L’Europa e l’economia globale stanno registrando una crescita e un’inflazione più alte del previsto nel 2021. È un rimbalzo o l’inizio di una ripresa sostenuta con rischi al rialzo sui prezzi?

«Il balzo dell’inflazione che vediamo soprattutto negli Stati Uniti sembra in parte dovuto a fattori transitori. Se si guarda oltre l’immediato, credo che le politiche monetarie e fiscali accomodanti, l’aumento degli investimenti pubblici e i cambiamenti nelle catene globali del valore porteranno probabilmente a un’inflazione di fondo più elevata. Ma stiamo partendo da livelli molto bassi, che le banche centrali cercano da tempo di far salire. L’aumento sarà moderato e soddisferà l’obiettivo dei policymaker di aumentare la crescita del Pil nominale. Credo che nell’area dell’euro siamo sulla buona strada, ma dovremmo monitorare attentamente l’andamento di prezzi e salari per verificare che la ripresa dell’inflazione resti moderata».

Il G20 Finanze raccomanderà di mantenere il sostegno di bilancio?

«Alla dichiarazione del stiamo lavorando. Ma nel più recente comunicato del G7 c’è consenso sul fatto che le politiche monetarie e di bilancio debbano restare accomodanti per tutto il tempo necessario ad alleviare le conseguenze sociali della pandemia, riportare il Pil e l’occupazione ai livelli pre-crisi e a tornare sulle traiettorie di crescita di prima della crisi. Le prospettive economiche globali stanno migliorando, in particolare in alcuni Paesi avanzati. Eppure la ripresa resta molto disomogenea. Alcuni Paesi emergenti e la maggior parte dei paesi a basso reddito sono in ritardo. Non c’è una soluzione unica per tutti. Ma possiamo concordare sull’idea che, man mano che la situazione epidemica migliora, il sostegno delle politiche di bilancio dovrebbe spostarsi dalla reazione immediata alla crisi al sostegno alla crescita. Ovviamente, a un certo punto in futuro i livelli di disavanzo andranno ridotti, e anche i livelli d’incidenza del debito sul prodotto dovranno tornare a scendere significativamente e gradualmente. Una politica di bilancio prudente nel medio termine, insieme alla crescita, permetterà ai nostri Paesi di ridurre il debito in rapporto al Pil. Su questo siamo tutti d’accordo, credo, ma l’attenzione va ancora all’uscita da questa recessione e a come sostenere le economie fin quando non saremo in sicurezza».

Il debito deve scendere

Il disavanzo andrà ridotto e l’incidenza del debito sul Pil dovrà tornare a scendere significativamente e gradualmente

Come lo spiegherebbe ai non addetti ai lavori?

«La politica economica dovrebbe diventare sempre più mirata a sostenere settori, categorie, famiglie o cittadini in difficoltà. Dovremmo diventare sempre più selettivi, per poi concentrarci su quegli strumenti che ci permetteranno di crescere a un ritmo stabile dopo Covid. Dobbiamo raggiungere un tasso di crescita continuo e significativo, dopo aver eliminato gradualmente le politiche introdotte durante l’emergenza».

L’area euro riattiverà il Patto di stabilità entro il 2023. Prima va modificato?

«Siamo a favore dell’estensione nella sospensione delle regole al 2022. E siamo per riaprire un dibattito sulla riforma delle regole di bilancio della Ue dalla seconda metà di quest’anno. Penso che nei prossimi trimestri dovremmo evitare una stretta prematura della politica di bilancio in Europa, che rischierebbe di inficiare l’impulso alla crescita indotto da Next Generation EU. Prima di intraprendere un graduale processo di risanamento, dobbiamo tornare alle tendenze di prima della crisi in termini di traiettoria di crescita del Pil reale, non solo tornare al livello di Pil di prima della crisi. Credo che le nuove regole debbano evitare effetti pro-ciclici ed essere ragionevolmente semplici da gestire e far rispettare. Vale anche la pena considerare un sistema di regole che i governi e i cittadini dei vari Paesi sentano come proprie, comprese le misure necessarie al suo rispetto. Confido che troveremo una soluzione».

Ci saranno regole diverse per i Paesi più indebitati?

«Le regole dovrebbero applicarsi a tutti, quindi penso che saranno omogenee. Ovviamente i Paesi ad alto debito dovrebbero ridurre il rapporto fra debito e Pil».

Il candidato della CDU tedesca Armin Laschet ha detto che «la festa è finita»; il ministro delle Finanze austriaco Gernot Blümel, che è «immorale» ignorare le regole e poi chiedere solidarietà. Tornano le divisioni fra Nord e Sud?

«In un’unione monetaria le regole sono necessarie. Nessun Paese dovrebbe ignorarle e poi chiedere solidarietà. L’emergenza che abbiamo affrontato nella pandemia è stata senza precedenti, sospendere le regole è stato giusto. Quando finalmente supereremo la crisi, saranno ripristinate. E discuteremo se le regole saranno le stesse di prima o andranno modificate».

Web tax

Le “web tax” nazionali, saranno abrogate una volta che i nuovi pilastri dell’intesa saranno pienamente applicati nei prossimi anni

Italia e Spagna riusciranno a beneficiare del Recovery e a fare le riforme necessarie? Se fallissero, quali sarebbero le conseguenze?

«Ho fiducia che useremo bene i fondi. È il nostro impegno, la nostra priorità. Riguarda sia i progetti d’investimento che le riforme. Il successo sarà importante per i nostri Paesi e per l’Unione nel suo insieme».

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