Siete qui: Senza categoria
Senza categoria

La presa di Bolloré si allenta Ora più Europa per Cologno

Cinque anni di cause, ricorsi, dispetti, scorribande in Borsa. L’accordo firmato ieri sera da Mediaset e Vivendi è una pietra tombale che porterà a separare i destini di Cologno e di Parigi. È un accordo finanziario che stabilisce modi e tempi per il disimpegno dei francesi dal Biscione, fissando le regole di convivenza fintanto che l’uscita non sarà completata. Non ha contenuti industriali. Dopo tutti questi anni di battaglie nei tribunali l’idea di una cooperazione sul piano industriale era diventata ormai impraticabile. A questo punto ognuno andrà per la propria strada ed è certamente Mediaset ad avere nell’immediato il vantaggio maggiore, riconquistando la libertà di decidere e portare avanti le proprie strategie, senza timore di agguati o sorprese. L’accordo sterilizza infatti la possibilità per il gruppo controllato da Vincent Bollorè di esercitare con il 29,9% dei voti la minoranza di blocco.

Secondo gli accordi, la media company parigina, che attualmente detiene il 28,8% del capitale del Biscione, ridurrà la quota diretta al 4% circa, cedendo subito a Fininvest il 5% di Mediaset e impegnandosi a vendere nell’arco di cinque anni il 19,9% del capitale del Biscione custodito da Simon Fiduciaria, che continuerà a tenere la partecipazione e a gestirne la vendita sul mercato fino all’azzeramento. Ha cinque anni per farlo, ma i tempi dipendono soprattutto dalle condizioni di mercato. Vivendi ha una forte minusvalenza sulla partecipazione e dunque ha bisogno di tempo per recuperare valore. Certamente l’accordo dovrebbe fare bene al titolo Mediaset. Intanto il 5% verrà acquistato dalla Fininvest che porterà cosà la presa sul Biscione al 46%.

La holding della famiglia Berlusconi ha «blindato» le prossime due assemblee in programma il 27 maggio e il 23 giugno. Vivendi si è impegnata infatti a votare a favore dell’eliminazione del voto multiplo dallo Statuto di Mediaset e del trasferimento della sede legale in Olanda. Insieme alla Fininvest, inoltre, voterà a favore della distribuzione del dividendo da 0,30 centesimi (che era stato congelato), che dovrebbe portare nelle casse del gruppo parigino circa 100 milioni di euro.

Non è tuttavia solo economico il contenuto dell’accordo. La pace passa infatti anche, e soprattutto, per la rinuncia a ulteriori battaglie legali. A partire dal ricorso contro la sentenza di primo grado che lo scorso 19 aprile aveva riconosciuto Vivendi inadempiente per non aver comprato Mediaset Premium, ma condannandola al pagamento di 1,7 milioni di euro di danni. A vario titolo Fininvest e Mediaset avevano chiesto 6 miliardi di risarcimenti. L’accordo firmato ieri prevede che il gruppo parigino paghi un indennizzo a Cologno, ma di qualche decina di milioni di euro.

Le cause

L’accordo riguarda anche il processo penale che coinvolge Bolloré e de Puyfontaine

L’effetto maggiore, tuttavia, potrebbe riguardare il processo penale che vede coinvolti Bolloré e il ceo di Vivendi, Arnaud de Puyfontaine, indagati per aggiotaggio e ostacolo all’autorità di vigilanza nell’acquisto di azioni Mediaset. Le parti dovrebbero dichiarare a Consob e Procura di non aver più interesse al proseguimento delle cause, in modo da alleggerire la posizione nel processo in corso, in cui Mediaset e Fininvest si sarebbero impegnate a non presentarsi come parti civili. La Procura di Milano ha trasmesso ai due manager francesi l’avviso di conclusione delle indagini e, in tempi al momento non noti, il giudice dovrà decidere per il rinvio a giudizio o l’archiviazione. È chiaro che l’accordo va nella direzione di far cadere le accuse a chiudere la vicenda senza conseguenze.

Adesso che cala definitivamente il sipario sull’idea di vedere insieme Mediaset e Vivendi conquistare l’Europa, per i due gruppi inizia una nuova fase. Vivendi continuerà a giocare la sua partita in Italia, spostando l’attenzione su Tim innanzitutto, e sulla possibilità di crescere nei contenuti in chiave di convergenza tra broadband e tv.

Mediaset per il momento resta concentrata sul piano di Pier Silvio Berlusconi per creare un polo paneuropeo e il trasferimento della sede legale in Olanda è funzionale a questo progetto, in cui rientra anche l’acquisto della quota di maggioranza di Prosibensat.1. Ora che sono state fissate le regole con Vivendi, anche il vecchio piano Media for Europe può tornare d’attualità. O comunque può aiutare ad accelerare la strategia. Nessuna delle due è rimasta ferma, ma nei cinque anni in cui Mediaset e Vivendi si sono date battaglia nei tribunali, nel mondo dei media c’è stata la rivoluzione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

A Bruxelles i pregiudizi sull’Italia ci sono e il dem Andrea Orlando non lo nega. Ma il ministro d...

Oggi sulla stampa

Senza categoria

Tecnologia, finanza, telecomunicazioni e tanto pharma, non necessariamente big. Si trovano in qu...

Senza categoria

Senza categoria

In ventidue anni, accanto ai successi, la Banca centrale europea ha fatto registrare errori entrati ...

Senza categoria