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Il Paese adesso può farcela Ma la crescita non è scontata

Il sorriso di chi spera che sia l’ultima volta per la lettura delle Considerazioni finali in quel Salone dei Partecipanti semi vuoto. Non sono giorni da allarmi, moniti, richiami, come spesso in passato sono stati etichettati i discorsi del governatore della Banca d’Italia. Ci pensano quelle mascherine rigorosamente Ffp2, nel linguaggio al quale ci ha abituati il Covid, a sottolineare la drammaticità del momento. Le parole che risuonano nel Salone dei Partecipanti quest’anno non dovranno cadere nel vuoto di un Paese che troppo spesso in passato ha pensato di potersela cavare con la politica del giorno per giorno. Con qualche differenza in più rispetto al ventennio trascorso. E perduto. Sì, perduto: dobbiamo dircelo in queste settimane rese piene di fiducia dalla campagna di vaccinazione che marcia al passo del generale Figliuolo chiamato dal governo a diventare artefice materiale della svolta.

La differenza sta in quel saluto a Daniele Franco che da direttore generale di Banca d’Italia si è spostato in via XX settembre alla guida del ministero dell’Economia. Aleggia nel nome di Mario Draghi che 10 anni fa passava il testimone proprio a Visco per spostarsi in Banca centrale europea. Così come in prima fila siede Fabio Panetta che da direttore generale di Via Nazionale è oggi a Francoforte alla Banca centrale europea a preparare, tra l’altro, la nuova frontiera dell’euro digitale. Seduti al tavolo spicca una donna arrivata dal mercato, Alessandra Perrazzelli, vicedirettore generale, il suo collega Paolo Cipollone rientrato da Palazzo Chigi, il neodirettore generale Luigi Signorini. Solo un paio d’anni fa sarebbero stati definiti assieme alla platea i rappresentanti del «palazzo». Con tutto quel che di negativo si portava dietro la definizione.

Oggi Maurizio Landini, leader della Cgil, ascolta attento. Medita le parole che lo porteranno a dire: anche Visco è dalla nostra parte. Certo non su tutto. Ma è qui il portato di una tragedia che ci eravamo illusi di aver superato a maggio dello scorso anno in quelle stesse sale. Questa crisi ci ha sbattuto in faccia la necessità di trovare oggi soluzioni, ciò che unisce invece di ciò che ci divide. Ci ha convinti che la mediazione tra posizioni non è un compromesso o, con quell’altra orrida parola, un «inciucio», ma appunto una mediazione per trovare vie d’uscita abbandonando il continuo crogiolarsi nei problemi, in una continua ricerca di alibi per non agire.

Non sappiamo se si tratti di una convinzione duratura. O se torneremo a preferire di dividerci aggirando, con la scusa di avere ricette troppo diverse, la necessità di affrontare i tanti gap accumulati dal Paese. Il governatore della Banca d’Italia, ne ripete alcuni, come il divario territoriale, quello dei pochi giovani e donne nel mondo del lavoro, le carenze di formazione. Non sono diversi da quelli di dodici mesi fa o da quelli ribaditi anno dopo anno nelle Considerazioni finali.

Oggi rispetto a ieri esiste però un contratto. Una strada tracciata da quelle 2400 pagine del Pnrr, piano nazionale di rilancio e resilienza, scritte dal governo Draghi. Visco ripete più volte quella sigla. La ripete scandendola. In quella sigla ci sono risorse, impegni. Non possiamo nemmeno lontanamente rischiare di perdere anche questa occasione. Anzi. L’opportunità che ci è stata offerta dall’Europa è quella di poter tornare a contare su noi stessi. Ci è stata data fiducia, sembra dire Visco, non possiamo tradirla. Facciamone un punto di leva per rilanciare e fare sì che l’Europa possa marciare verso un bilancio comune. Anche sul debito possiamo fare passi in avanti. Quello passato rimanga in capo agli Stati ma si abbia il coraggio di ragionare sempre più come il nome ci indica di fare: Unione europea.

L’Italia questa volta può farcela. Le banche sono più solide, che significa che le aggregazioni necessarie potranno e dovranno essere fatte. Le imprese, grazie a un Fisco più amico, ai ristori, al credito degli istituti, a quei miliardi messi a disposizione dalla Cassa depositi e prestiti con Patrimonio rilancio, possono rafforzarsi, crescere e aprirsi ai manager. Sarà necessario che si esca dai sostegni decisi dal governo in maniera graduale: ma è possibile farlo, perché la zavorra del debito può essere sopportata se il rimbalzo si tramuterà in crescita come prevedibile. Stato e privati devono poter collaborare. Non significa che il pubblico dovrà prendere compiti non propri. Il buonsenso non l’ideologia dovrà guidare i prossimi mesi e anni.

Fuori da quel salone mentre il governatore parla, le Autostrade stanno per tornare pubbliche. Le Generali lanciano un’Opa sulla Cattolica. Dentro il presidente di Unicredito, Pier Carlo Padoan, quello di Mps, Patrizia Maria Grieco, quello di Bpm, Massimo Tononi, conversano. Forse di poli bancari. Come Landini con Carlo Bonomi, presidente di Confindustria. La zona franca di Via Nazionale sembra propiziare dialoghi e incontri. Ed è forse questo che manca di più al Paese: un metodo. Quel metodo che a Palazzo Chigi applicano per trovare soluzioni, le migliori possibili nelle condizioni date. Metodo, prassi, che sta sorprendendo la politica. È stato facile in questi anni dividersi sul merito, restare fermi sulle proprie posizioni scegliendo la via facile della demonizzazione di quelle altrui. Ma questa volta il Paese vuole tutto tranne che restare fermo, chiuso ognuno nel proprio recinto. Abbiamo già dato.

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