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Dazi, prove di pace tra Europa e Usa A giugno Biden volerà a Bruxelles

È tregua tra Unione europea e Stati Uniti sul fronte dei dazi. L’obiettivo è raggiungere la pace dopo la guerra cominciata nel 2018 dall’allora presidente Usa Donald Trump contro l’acciaio e l’alluminio prodotti in Ue e in Asia. L’Ue non applicherà l’aumento automatico ai dazi sui prodotti made in Usa atteso per il primo giugno. Il tema delle tariffe sarà sul tavolo dell’incontro previsto in giugno a Bruxelles tra il presidente Usa Joe Biden e l’Ue.

«La nostra decisione di sospendere temporaneamente l’aumento automatico delle misure Ue di riequilibrio contro le tariffe americane su acciaio e alluminio mostra che stiamo facendo degli sforzi per riavviare le relazioni transatlantiche», ha twittato il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis, che ha anche la delega al Commercio. Lo sforzo con la controparte statunitense è «definire un accordo sul settore entro fine anno», un accordo «permanente» per il ritiro da parte di Bruxelles e Washington delle misure commerciali decise nel corso della controversia. In una dichiarazione congiunta il vicepresidente Dombrovskis, il rappresentante per il Commercio degli Stati Uniti Katherine Tai e il segretario al Commercio degli Usa Gina M. Raimondo hanno annunciato l’inizio delle discussioni per trovare soluzioni sul problema della sovracapacità globale di acciaio e alluminio. Un’alleanza in chiave anti Cina. Usa e Ue «hanno convenuto che, poiché sono alleati e partner, condividono interessi di sicurezza nazionale simili a quelli delle economie democratiche e di mercato» e dunque possono collaborare e «responsabilizzare Paesi come la Cina, che sostengono politiche distorsive del commercio».

Export verso gli Usa

L’Italia ha esportato nel 2020 189 mila tonnellate di acciaio, ne ha importate 45 mila

Un primo passo distensivo era stato fatto a marzo quando Ue e Usa avevano sospeso per quattro mesi i dazi imposti da entrambe le parti nella partita dei sussidi giudicati non compatibili ad Airbus e Boeing. La decisione presa ieri dalla Ue non è la sospensione reciproca delle tariffe, chiesta in più occasioni dall’Unione, ma è un gesto di apertura tra Bruxelles e Washington. Le tensioni sono cominciate nel marzo 2018 quando l’allora presidente Trump decise di imporre dazi pari al 25% sull’acciaio e al 10% sull’alluminio prodotti in Ue e Asia. Il 22 giugno di quell’anno scattarono le contromisure della Ue: tariffe del 25% su beni made in Usa per un valore totale di 2 miliardi e 830 milioni di euro, cioè un terzo rispetto all’export europeo soggetto alle tariffe trumpiane, il limite massimo consentito dalle norme della Wto, l’Organizzazione mondiale del commercio, per il cosiddetto «ribilanciamento» dei sovrapprezzi. Furono soggetti a dazi jeans, bourbon, scarpe da ginnastica, cereali, burro d’arachidi e moto, con marchi da Nike a Harley Davidson. Le tariffe sarebbero dovute raddoppiare il prossimo primo giugno. I dazi Usa su acciaio e alluminio colpirono in modo particolare dodici Paesi europei: Italia, Germania, Paesi Bassi, Svezia, Spagna, Francia, Regno Unito (all’epoca ancora nell’Ue), Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Finlandia, Polonia. La richiesta di acciaio made in Ue è rimasta comunque alta nonostante i dazi. Secondo i dati dell’Ufficio Studi di Siderweb, l’Europa ha esportato negli Usa circa 3,2 milioni di tonnellate di acciaio nel 2020, mentre ne ha importate 698 mila tonnellate. Stesso andamento per l’acciaio italiano: il nostro Paese ha esportato 189 mila tonnellate e ne ha importate 45 mila.

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