04.08.2022 Icon

Semaforo rosso alla distribuzione di utili se le perdite non sono state correttamente coperte

La Corte di Cassazione, ha stabilito che la riserva costituita dalle plusvalenze derivanti dalla rivalutazione delle partecipazioni in imprese controllate secondo il criterio del patrimonio netto, ha natura di riserva non distribuibile, basandosi su un valore solo stimato e non ancora realizzato, e può essere utilizzata per la copertura delle perdite solo dopo l’assorbimento di ogni altra riserva distribuibile iscritta in bilancio.

In particolare, la Corte ha stabilito che è nulla la delibera di approvazione del bilancio e della distribuzione di dividendi ai soci, laddove era stata imputata a copertura delle perdite la riserva non distribuibile – costituita ai sensi dell’art. 2426, 1° comma, n. 4, c.c. – sebbene fossero iscritte ulteriori riserve disponibili che avrebbero dovuto essere assorbite prioritariamente e non distribuite.

Infatti, secondo l’art. 2426 c.c., n. 1, le immobilizzazioni sono iscritte al costo di acquisto o di produzione, mentre il n. 4 del medesimo articolo consente all’organo amministrativo di valutare le immobilizzazioni consistenti in partecipazioni in imprese controllate o collegate “per un importo pari alla corrispondente frazione del patrimonio netto risultante dallultimo bilancio delle imprese medesime, detratti i dividendi ed operate le rettifiche richieste dai principi di redazione del bilancio consolidato nonché quelle necessarie per il rispetto dei principi indicati negli artt. 2423 e 2423-bis”.

È dunque pacifico che le plusvalenze derivanti dall’applicazione del metodo del patrimonio netto rispetto al valore indicato nel bilancio dell’esercizio precedente, devono essere iscritte in una riserva non distribuibile.

La ratio di tale disciplina va ricavata dalla circostanza che la valutazione delle partecipazioni sociali, secondo la giurisprudenza “è problema complesso per gli economisti aziendali, avendo la dottrina economica da tempo concluso che nessun metodo dà certezza di attendibilità assoluta, trattandosi sempre di individuare la migliore approssimazione verso una valutazione effettivamente adeguata” (Cass. 21 luglio 2016, n. 15025). Ne consegue, dunque, che la riserva in questione è costituita da un valore solo stimato ma non ancora realizzato: essa non è certa e, dipendendo da una stima, potrebbe essere smentita in un successivo momento.

Ciò premesso, la Corte ha ricordato che in caso di perdite va confermato il principio secondo cui il capitale può essere eliso solo dopo l’assorbimento delle riserve. Le perdite a loro volto devono essere intaccate secondo una “progressione rigida: dalla riserva meno vincolata e più disponibile alla riserva più vincolata e, quindi, meno disponibile” (Cass. 6 novembre 1999, n. 12347).

Pertanto, da quanto sopra discende che la delibera della società volta a coprire le perdite attraverso l’utilizzo di una riserva non distribuibile al fine di distribuire ai soci le altre riserve è da considerarsi nulla.

Autore Fabio Dalmasso

Associate

Bologna

f.dalmasso@lascalaw.com

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