18.03.2022 Icon

Quando il delegato ha diritto a doppio compenso nell’esecuzione

Il diritto al compenso liquidato a favore del Professionista Delegato matura ogni qual volta il Giudice dell’Esecuzione affidi l’incarico, ciò potendo determinare anche una duplicazione dei compensi nell’ambito della medesima espropriazione, se vi sia stato più di un incarico affidato.

E’ quanto stabilito dalla Cassazione, secondo cui ciò che rileva ai fini del riconoscimento al diritto del compenso è l’affidamento dell’incarico.

Quindi, nell’ambito della medesima esecuzione immobiliare, il GE (Giudice dell’Esecuzione) può dapprima affidare l’incarico di delega delle operazioni di vendita ad un professionista, poi revocarlo a seguito di sospensione dell’esecuzione, quindi emettere il conseguente decreto di liquidazione dei compensi spettanti allo stesso delegato.

Quanto sopra, non preclude però il diritto del GE di riassumere l’esecuzione, disporre la ripresa delle operazioni di vendita, così delegando il medesimo professionista che, a quel punto, avrà diritto ad un nuovo ed autonomo compenso per le ulteriori attività da svolgere.

Nel caso di specie, il creditore procedente dell’esecuzione si era opposto al secondo decreto di liquidazione emesso a favore del Delegato (per l’espletamento del secondo incarico), ritenendo che si trattasse di duplicazione di compensi.

Il creditore procedente otteneva parere favorevole in primo grado.

La questione era stata allora sottoposta all’esame della Corte di Cassazione, la quale ha chiarito il seguente principio di diritto.

  1. In primo luogo, la Corte ha chiarito che non può “procedersi ad una sola liquidazione in relazione a due diversi incarichi, anche se conferiti nel corso della stessa procedura esecutiva.
  2. Inoltre, “qualora nel corso della medesima procedura di espropriazione forzata il giudice dell’esecuzione abbia conferito nuova delega al medesimo professionista già in precedenza delegato, la nuova delega importa il diritto ad un autonomo compenso, se del caso suscettibile di riduzione ai sensi del D.M. n. 227 del 2015, art. 2, comma 3, nella formulazione applicabile ratione temporis”.
  3. Semmai, come puntualizzato dalla Corte, in considerazione del fatto che la seconda delega avrebbe richiesto lo svolgimento di attività in parte già compiuta nell’ambito della prima delega, ai fini della liquidazione del compenso, il tribunale ben avrebbe potuto della previsione del D.M. n. 27 del 2015, art. 2, comma 3, a tenor della quale, “tenuto conto della complessità delle attività svolte, il giudice dell’esecuzione può aumentare o ridurre l’ammontare del compenso liquidato a norma del comma 1, in misura non superiore al 60 per cento” (il comma 3 è stato sostituito dal D.M. 22 aprile 2021, n. 104, art. 1, comma 1, nel senso che la percentuale di riduzione non può essere superiore al 25%).

Tra l’altro, come puntualizzato dal delegato ricorrente, e condiviso dalla Corte, non esiste alcuna prova di accordi con il ceto forense o con i professionisti da delegare alle vendite, relativamente alla liquidazione dei compensi a costoro spettanti (nel senso di un’eventuale riduzione o abolizione del secondo compenso che, pertanto, è dovuto).

Infatti, l’unica normativa di riferimento è quella codicistica (decreto del Ministero della Giustizia 15 ottobre 2015, n. 227), recante il “regolamento concernente la determinazione e liquidazione dei compensi per le operazioni delegate dal giudice dell’esecuzione ai sensi degli artt. 169-bis e 179-bis disp. att. c.p.c.”.

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Cass., Ord., Sez. VI, 8 novembre 2021, n. 32410

Barbara Maltese  – b.maltese @lascalaw.com

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