07.06.2022 Icon

Proposta l’eccezione, si accerta la prescrizione

Il Tribunale di Padova ha accolto l’eccezione di prescrizione formulata dalla banca convenuta in un giudizio in cui la società attrice chiedeva la rideterminazione del saldo del rapporto di conto corrente, attraverso contestazioni in merito alla capitalizzazione trimestrale, alla commissione di massimo scoperto, alle spese, alla presenza di usura e anatocismo.

Il Tribunale adito confermava, quindi, l’orientamento dominante secondo il quale “… in tema di prescrizione estintiva, l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente assistito da apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, unita alla dichiarazione di volerne profittare, senza che sia necessaria l’indicazione delle specifiche rimesse solutorie ritenute prescritte”.

Il Tribunale patavino, nella sentenza in commento, ha anche ribadito, in via generale, come la Corte Suprema di Cassazione ha affermato il principio di diritto secondo cui l’azione di ripetizione di indebito, proposta dal cliente di una banca, è soggetta all’ordinaria prescrizione decennale, la quale decorre, nell’ipotesi in cui i versamenti abbiano avuto solo funzione ripristinatoria della provvista, non dalla data di annotazione in conto di ogni singola posta monetaria illegittimamente addebitata, ma dalla data di estinzione del saldo di chiusura del conto corrente in cui la posta monetaria contestata è stata registrata; infatti, nell’anzidetta ipotesi (versamento con funzione ripristinatoria) ciascun versamento non configura un pagamento dal quale far decorrere, ove ritenuto indebito, il termine prescrizionale del diritto alla ripetizione, giacche’ il pagamento che può dar vita ad una pretesa restitutoria è esclusivamente quello che si sia tradotto nell’esecuzione di una prestazione da parte del “solvens” con conseguente spostamento patrimoniale in favore dell'”accipiens“.

Dunque, solo la presenza di un versamento avente natura solutoria può comportare il decorrere della prescrizione dalla relativa annotazione in conto corrente.

Invece, nei rimanenti casi di rimesse ripristinatorie, la prescrizione decorre dalla chiusura del conto corrente.

Applicando detti principi al caso di specie e tenuto conto dei risultati della CTU svolta in corso di causa, l’eccezione di prescrizione è stata ritenuta fondata ed è stata, quindi, accolta.

Trib. Padova, 11 aprile 2022, n. 718

Tommaso Fantuz – t.fantuz@lascalaw.com

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