02.09.2022 Icon

Pensione di reversibilità in caso di seconde nozze: quali sono i diritti del coniuge divorziato?

Sul punto l’art. 9 della legge sul divorzio (L. 898/1970) stabilisce che in caso di decesso del coniuge che ha contratto nuove nozze, la reversibilità spetta sia al nuovo coniuge sia al coniuge divorziato, ma per individuare e definire le quote di spettanza è necessaria una pronuncia del Tribunale.

Ed è proprio questo il caso oggi affrontato, che ha visto contrapporsi la ex moglie e la nuova consorte del de cuius in ordine all’attribuzione della pensione di reversibilità.

Il Tribunale di Ravenna, in prima istanza, ha assegnato alla prima moglie e al coniuge superstite il 50% ciascuno del trattamento di reversibilità, in considerazione della durata pressoché equivalente dei due matrimoni.

La sentenza tuttavia non ha soddisfatto nessuna delle due parti, che hanno  impugnato il decisum davanti alla Corte d’appello di Bologna, la quale, ribaltando la pronuncia del giudice di prime cure, ha rideterminato la quota di pensione di reversibilità spettante al coniuge superstite nella misura del 5%, adottando il diverso criterio della condizione economica delle parti, ritenuto prevalente rispetto a quello della durata dei matrimoni.

La moglie di seconde nozze ha quindi promosso ricorso in Cassazione, la quale ha ritenuto insufficiente e contraddittoria la motivazione della sentenza impugnata che, tra le altre cose, aveva opposto un riferimento del tutto generico alla situazione patrimoniale del coniuge superstite senza raffrontarla con l’ex moglie. La pronuncia veniva quindi cassata con rinvio.

La Corte territoriale, in diversa composizione, facendo proprie le indicazioni della Suprema Corte, ha calcolato la durata dei matrimoni (rispettivamente 33 e 22 anni), l’età e le condizioni economiche del coniuge divorziato e del coniuge superstite e, sulla base di tali elementi, ha rideterminato la percentuale della pensione spettante alla seconda moglie nella misura del 25%.

La Corte di Cassazione, evocata dalla ex moglie, con la recente ordinanza n. 25369 del 25 agosto 2022, ha posto fine al lungo contenzioso confermando la sentenza della Corte d’appello di Bologna, affermando il principio per cui la ripartizione dell’indennità di fine rapporto tra il coniuge divorziato e il coniuge superstite, che abbiano entrambi i requisiti per la pensione di reversibilità, va effettuata ai sensi dell’art. 9, comma III, della Legge 898/1970. E ciò non solo sulla base del criterio legale della durata dei matrimoni, ma anche ponderando ulteriori elementi tra cui la durata della convivenza e le condizioni economiche delle parti.

Riteniamo che tale interpretazione rispecchi la ratio che il legislatore ha voluto attribuire all’istituto della reversibilità inteso come trattamento ispirato da finalità solidaristiche e, per tale ragione, occorre prendere in considerazione tanto la durata del rapporto coniugale quanto la situazione patrimoniale dei beneficiari.

Autore Pasquale Parisi

Associate

Milano

p.parisi@lascalaw.com

Desideri approfondire il tema Persone e Famiglia ?

Contattaci subito