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Zonin e Sorato indagati per il crack di Popolare Vicenza

L’inchiesta della procura sulla Popolare di Vicenza si chiude con 7 indagati più la banca stessa, in liquidazione coatta amministrativa. Oltre ai nomi già finiti nelle indagini – l’ex presidente Giovanni Zonin con Emanuele Giustini, Andrea Pazzetta, Samuele Sorato, Giuseppe Zigliotto e Massimiliano Pellegrini – si aggiunge alla lista il manager Paolo Marin. Per tutti l’accusa è a vario titolo ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio (relativamente alle società non quotate). Ieri i sostituti procuratori di Vicenza Luigi Salvadori e Gianni Pipeschi hanno inviato il documento di chiusura delle indagini agli indagati. Viene così ricostruita la vicenda secondo cui i vertici dell’istituto avrebbero chiesto “finanziamenti baciati”, ovvero prestiti concessi ai clienti con la richiesta di acquistare contemporaneamente azioni della banca, e attribuito alle azioni valori arbitrari non in linea con la reale situazione patrimoniale. In più, Bankitalia non avrebbe potuto visionare i dati di bilancio. Per quanto riguarda Zonin si legge che «ha avallato la prassi aziendale della concessione di finanziamenti finalizzati all’acquisto e/o sottoscrizione di azioni proprie… attuata al fine di rappresentare alle Autorità di vigilanza e ai soci di mercato una falsa situazione patrimoniale e di adeguatezza rispetto ai requisiti prudenziali».
Le operazioni di acquisizione sarebbero state realizzate anche da Zigliotto, consigliere del cda, “tramite Zeta srl”. Il direttore Sorato avrebbe coordinato le operazioni e i vice direttori Giustini, Marin e Piazzetta avrebbero coordinato e anche usato «il tramite delle strutture alle proprie dipendenze per la proposta, conclusione e gestione delle operazioni con le controparti», così come il dirigente Pellegrini. Si parla dunque chiaramente di «operazioni simulate e altri artifici consistite nella ripetuta concessione di finanziamenti finalizzati all’acquisto e alla sottoscrizione in occasione degli aumenti di capitale del 2013 e 2014 di azioni Bpvi, per un controvalore di 963 milioni… così determinando in apparenza liquidità sul mercato secondario; nella omessa iscrizione al passivo dei bilanci 2012, 2013 e 2014 di una riserva pari all’importo complessivo delle operazioni di finanziamento finalizzate all’acquisto e alla sottoscrizione di azioni; nella mancata comunicazione del soprapprezzo dell’azione». A questo si aggiunge la diffusione di «notizie false compiuta tramite la pubblicazione di comunicati stampa e al pubblico». Le varie attività inoltre «hanno l’aggravante di essere state in concorso tra oltre 5 persone».
In più tutti i manager «occultavano con mezzi fraudolenti» i dati. Si fa riferimento alle segnalazioni false fornite alla vigilanza tra il 2012 e il 2014. L’avvocato di Sorato, Fabio Pinelli, commenta così: «Studieremo gli atti ma siamo fiduciosi, ed è singolare che gli organi deliberativi e di controllo non siano chiamati a rispondere». Rimane in sospeso il filone di indagine relativo alle acquisizioni di azioni Bpvi tramite fondi esteri della stessa banca e l’approfondimento sui finanziamenti concessi senza meriti di credito.

Sara Monaci

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