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Zero commissioni sullo scoperto

Uno «scoperto» fino a 500 euro, non più di 7 giorni ogni trimestre, non comporterà l’obbligo di pagare commissioni alla banca. E se un imprenditore avrà problemi nell’erogazione del credito, potrà rivolgersi al prefetto che, a sua volta, segnalerà il caso all’arbitro bancario finanziario, tenuto a pronunciarsi entro 30 giorni. A prevederlo il decreto legge integrativo dei decreti liberalizzazioni e consolidamento conti pubblici (n. 29 del 24 marzo 2012), approvato ieri dall’aula del senato, e passato a Montecitorio per la seconda lettura. Il testo governativo ripristinava la «commissione di istruttoria veloce», introdotta dal decreto «Salva Italia» (n. 201/2011), per gli scoperti bancari, dopo che un emendamento di iniziativa parlamentare al dl liberalizzazioni aveva, al contrario, escluso che i clienti dovessero versare una somma per lo sforamento. Palazzo Madama, pertanto, con il parere positivo dell’esecutivo, ha escluso dalla norma chi va in «rosso» di pochi euro e per pochi giorni: la modifica, approvata dalla commissione industria (si veda ItaliaOggi del 25/04/2012), tutela «le famiglie consumatrici titolari di conto corrente, nel caso di sconfinamenti pari o inferiori a 500 euro in assenza di affidamento ovvero oltre il limite del fido, per un solo periodo, per ciascun trimestre bancario, non superiore alla durata di sette giorni consecutivi».

Il testo, licenziato con 207 sì, 27 no e un astenuto, estende a famiglie e consumatori l’Osservatorio sull’erogazione del credito presso il ministero dell’economia; e, nell’eventualità sorgano ostacoli nella concessione di prestiti, l’imprenditore avrà l’opportunità di essere «assistito» dal prefetto, che se riterrà ingiustificato lo stop alle sovvenzioni, informerà l’arbitro bancario finanziario, che nel giro di un mese dovrà rispondere. Altra novità la fissazione del tetto minimo di fatturato di 2 milioni (riferito alla singola impresa, o al gruppo) per far scattare il rating di legalità, una sorta di «patente» che attesta l’affidabilità di un debitore (nel ripagare una passività) per coloro che, alla guida di un’azienda, sono virtuosi nei confronti del fisco, e per chi ostacola comportamenti intimidatori della criminalità, denunciando eventuali tentativi di estorsione.

Inoltre, 72 senatori del Pdl, 8 del Pd, due del Terzo Polo-Fli e quattro del gruppo Udc-Svp hanno votato a favore dell’emendamento dell’opposizione per cancellare le norme sul trattamento previdenziale dei manager pubblici in presenza del tetto sugli stipendi (il governo aveva dato parere contrario): l’articolo abrogato integrava un comma del «Salva Italia», che imponeva un contributo di solidarietà per i dirigenti della p.a. che guadagnano oltre i 300 mila euro annui stabilendo che la sforbiciata era ininfluente ai fini della definizione della pensione per la parte calcolata con il metodo retributivo. Sì, infine, all’unanimità ad un ordine del giorno di Lucio Malan (Pdl) che chiede al governo di non varare interventi previdenziali prima di aver risolto la questione esodati.

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