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Zanetti: “Sbagliata la vendita ai clienti ma non è truffa”

ROMA.
«Il dato colpisce, ma non è la prova della truffa ai danni delle famiglie italiane. Semmai conferma la fondatezza della prassi diffusa tra le banche di collocare questi bond ai clienti in abbinamento a prestiti e mutui. Una prassi sbagliata e da contrastare». Enrico Zanetti, viceministro dell’Economia e leader di Scelta Civica, non conosce ancora il documento riservato di Bankitalia.
I consumatori parlano di prova della truffa.
«La sproporzione è oggettiva e indiscutibile: 46% di obbligazioni subordinate in mano alle famiglie, 3% ai fondi. Il documento merita attenzione, non c’è dubbio. È un campanello d’allarme. Ma non nella logica di criminalizzare le istituzioni, quanto di aprire una riflessione sulla vigilanza».
Bankitalia doveva informare prima e non l’ha fatto?
«I dati sono conosciuti a livello di mercato. Più che altro discutiamo se sia efficace una vigilanza solo burocratica, fatta sulle carte, e non anche investigativa in filiale. Ma la lettura secondo cui, dopo la rivelazione di questi numeri, ora il rimborso spetti a tutti non sta in piedi. Anzi è una forzatura. Se anche il 100% dei bond fosse in mano alle sole famiglie, ma in percentuale bassa rispetto ad altri investimenti in portafoglio, non sarebbe un male. Bisogna vedere caso per caso».
È questo il metodo che il governo ufficializzerà oggi nel decreto per i risparmiatori delle quattro banche?
«Il consiglio dei ministri è previsto per le 21, dunque c’è ancora tempo per discuterne. Ma la filosofia di fondo, che come Scelta Civica condividiamo, è quella di dare rilevanza all’adeguata informativa al cliente quando ha sottoscritto l’investimento. Questo è l’elemento cardine. D’altro canto, il dato dell’anzianità dei risparmiatori mi sembra un criterio folle. E l’uso dell’Isee può essere cruciale solo per capire le priorità e dunque chi ammettere al rimborso, visto il plafond limitato».
Come si prova l’inadeguata informazione?
«A titolo d’esempio, posso citare l’assenza di un contratto scritto tra banca e investitore. Oppure cambi di profilatura del cliente o dell’investimento neanche comunicati».
Certo, se i dati Bankitalia fossero usciti prima, quando in Europa si votava il bail in, forse ora non si parlerebbe di rimborsi. Cosa ne pensa?
«Il dato delle subordinate non è rilevante per il bail in, una procedura che colpisce tutti i titoli emessi dalle banche, non solo questi specifici bond. E poi conforta anche il fatto che la maggior parte delle subordinate siano emesse da istituti la cui solidità è fuori discussione».
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