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Yellen: “I tassi possono salire” Frena Wall Street, dollaro forte

er la prima volta da molti anni un rialzo dei tassi d’interesse si affaccia negli scenari della politica economica americana. È Janet Yellen, segretaria al Tesoro, che evoca questa possibilità, facendo uno strappo alla tradizione per cui i membri dell’esecutivo non parlano di politica monetaria. La Yellen viene proprio dal mestiere del banchiere centrale, essendo stata la presidente della Federal Reserve prima di Jerome Powell. Per questo le sue parole hanno un’autorevolezza indubbia e le Borse Usa hanno reagito con ribassi dei valori azionari, mentre il dollaro si è rafforzato.
La frase della Yellen va inserita nel contesto: in un’intervista la ministra stava sottolineando l’utilità delle nuove manovre di bilancio proposte da Joe Biden, per un totale di 4.000 miliardi di dollari aggiuntivi tra investimenti in infrastrutture e spese sociali. Alla domanda se questo boom di spesa pubblica possa scatenare un’inflazione incontrollata, la Yellen ha risposto: «È possibile che i tassi d’interesse dovranno aumentare un po’ per garantire che la nostra economia non si surriscaldi, anche se la spesa pubblica aggiuntiva è relativamente piccola in proporzione al Pil». In seguito la Yellen è tornata sull’argomento accennando alla possibilità che diventino necessari «degli aumenti molto modesti nei tassi d’interesse», aggiungendo che comunque le nuove manovre di bilancio avranno un impatto largamente benefico perché «l’economia crescerà più velocemente».
Per quanto prudente, l’accenno della Yellen all’aumento dei tassi contraddice il messaggio finora prevalente ai vertici di Washington. Di fronte a un aumento dell’indice dei prezzi del 2,6% a marzo, il presidente della Fed ha continuato a escludere che sia necessario cambiare segno alla politica monetaria attuale. La Banca centrale americana mantiene i suoi tassi direttivi al minimo storico, vicino allo zero, e continua il cosiddetto “quantitative easing” cioè l’acquisto di bond che garantisce abbondante liquidità all’economia. Jerome Powell continua ad attenersi alla dottrina formulata dall’inizio della pandemia: la Banca centrale si dà come priorità la piena occupazione, questo richiede una politica monetaria molto espansiva per garantire una crescita robusta. La Fed di Powell ha perfino cambiato la definizione del pericolo inflazionistico, ora vuole che la dinamica dei prezzi salga al di sopra del 2% per accompagnare una crescita adeguata. Ma la crescita americana è molto vigorosa, si stima che possa raggiungere +6,5% a fine anno. Questo ha rilanciato un dibattito critico già aperto più di due mesi fa da Larry Summers, economista democratico che fu segretario al Tesoro. Summers sostiene che le manovre di bilancio proposte da Biden sono eccessive, perché vanno ben oltre la necessità di compensare i danni dei lockdown. Summers è tra coloro che prevedono la rinascita di un’inflazione sostenuta, per effetto di tre eccessi: troppi deficit pubblico, troppa moneta, troppo risparmio disponibile a trasformarsi in consumi.
Lo scopo della Yellen non era spaventare i mercati, ancor meno i nvadere il territorio di competenza della Banca centrale. Si è lasciata andare alle considerazioni sui tassi nel tentativo di minimizzare i danni potenziali del boom di spesa pubblica. Peraltro i 4.000 miliardi delle nuove manovre di bilancio non sarebbero in deficit-spending perché Biden ha indicato la copertura fiscale attraverso nuove tasse sui ricchi e le imprese. Il problema più immediato adesso è il Congresso, dove sia le nuove spese che le nuove tasse incontrano resistenze.
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