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Yellen: l’imperativo Fed è la crescita

Janet Yellen sposa l’imperativo della crescita. All’appuntamento con le audizioni alla Commissione bancaria del Senato, che dovrebbero portare alla sua conferma quale primo presidente donna della Federal Reserve dal 1° febbraio, il candidato alla successione di Ben Bernanke ha messo in chiaro ciò che ispirerà un suo mandato alla guida della Banca centrale. «Considero un obbligo fare tutto quello che possiamo – ha detto rispondendo per due ore alle domande dei parlamentari – per promuovere una ripresa molto robusta».
Nello sforzo di inviare messaggi rassicuranti e di leadership ai mercati, Yellen ha anche minimizzato i rischi di eccessi speculativi a Wall Street o per la stabilità finanziaria che potrebbero nascere dall’enorme liquidità mobilitata dalle strategie di stimoli straordinari perseguite dalla Fed. «I prezzi azionari sono saliti in modo piuttosto robusto ma le misure tradizionali, quali i multipli prezzi-utili, non suggeriscono le condizioni di una bolla». E ha aggiunto che la Fed non è prigioniera dei mercati nelle sue scelte nonostante tenga conto dei loro sviluppi.
Yellen, con toni diretti e franchi, ha chiarito che «è importante non rimuovere il sostegno» alla crescita, «specialmente quando la ripresa è fragile e gli strumenti a disposizione della politica monetaria, qualora l’economia dovesse cedere, sono limitati visto che i tassi di interesse a breve sono allo zero». E ha difeso a spada tratta il Quantitative Easing della Fed, che tuttora acquista 85 miliardi di dollari al mese di bond: «Ha offerto un contributo significativo alla crescita e al miglioramento dell’outlook».
Il candidato alla successione a Bernanke ha indicato di voler tenere conto delle obiezioni, aggiungendo che il programma di acquisto di asset «non continuerà all’infinito». E si è difesa efficacemente dalla domanda del senatore repubblicano del Tennessee Bob Corker, che preoccupato per troppi stimoli e future spirali inflazionistiche le ha chiesto quante volte avesse votato in seno alla Fed a favore di rialzi dei tassi d’interesse: oltre venti, ha risposto senza scomporsi.
Ma le sue dichiarazioni hanno mostrato ripetutamente come la priorità sia al momento spingere il più possibile – prima di qualunque tapering, cioè ritiro graduale degli stimoli – l’acceleratore dell’espansione. «Sarà una solida ripresa che potrà alla fine consentire alla Fed di ridimensionare la politica monetaria accomodante e il ricorso a misure non convenzionali quali gli acquisti di asset», ha detto. E ancora: «Sostenere la ripresa è il cammino più sicuro per tornare a un approccio normale in politica monetaria». Yellen ha precisato che la Fed ha in programma di mantenere un atteggiamento accomodante sui tassi anche quando il QE sarà ritirato.
Fin dal discorso introduttivo alla Commissione, ha offerto una diagnosi che vede «un’economia diventata più forte», lasciandosi alla spalle la crisi del 2008 e la successiva recessione. Il mercato del lavoro e la crescita, però, mantengono «performance nettamente al di sotto del loro potenziale. Abbiamo ancora strada da fare per recuperare il terreno perduto». In seguito, rispondendo al senatore Charles Schumer, Yellen ha riconosciuto che la «diseguaglianza di reddito» è un «problema molto serio», che erode i ceti, ed è difficile da trattare perché infuenzata da tendenze quali il cambiamento tecnologico e la globalizzazione. Anche in questo caso ha tuttavia ribadito che «quello che possiamo fare è ottenere una robusta crescita in modo da creare occupazione».
Yellen ha inoltre insistito sul ruolo di autorità di regolamentazione della Fed per prevenire nuovi terremoti nel sistema finanziario: rispondendo al senatore democratico del Massachusetts Elizabeth Warren, grande critico delle banche, ha affermato la Fed dà al proprio ruolo di «regulator» la stessa importanza delle sue decisioni di politica monetaria. La Banca centrale, a suo avviso, deve impegnarsi a utilizzare appieno i poteri di supervisione e ridurre così «la minaccia di una nuova crisi finanziaria».

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