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Yellen: «Lavoro, troppe incertezze»

Janet Yellen ha frenato: con un dato come quello di maggio sull’occupazione di aumenti dei tassi, almeno per ora non se ne parla, riparliamone a luglio, anzi, meglio, a settembre. «Ci sono troppe incertezze sul lavoro» ha detto. Questo in estrema sintesi il suo messaggio nel discorso di ieri al World Affairs Council di Filadelfia.
Sorprende che la Fed sia talmente reattiva a un singolo dato congiunturale seppure importante come quello sull’occupazione. Almeno tre governatori, a partire da William Dudley, autorevole presidente della Fed di New York avevano anticipato un aumento dei tassi già nelle riunioni del 14/15 giugno. Uno di questi, Williams, governatore della Fed di San Francisco, che abbiamo incontrato a New York la settimana scorsa ci aveva dato un quadro congiunturale rassicurante: «Nel medio termine, al di là del primo trimstre, l’economia tornerà a crescere sui ritmi del 2% all’anno». Poi venerdì c’è stata la frustata del dato sull’occupazione di maggio: erano attesi 170mila nuovi salariati dipendenti ne abbiamo avuti soltanto 38mila, il dato peggiore dal 2010, quando eravamo ancora nel mezzo del post crisi finanziaria.
C’è davvero un rischio? Hanno sbagliato completamente Dudley e Williams nei loro pronostici? Possibile che ci si trovi davanti a un giro di boa verso una forte riduzione del tasso di crescita? Possibile che gli investitori siano così sensibili a un aumento dei tassi da una banda fra lo 0,25%/0,50% a una banda fra lo 0,50% e lo 0,75%? «Come investitore guardo ai fondamentali e posso dirle che un aumento dei tassi di quarto di punto non cambia niente sull’economia – mi dice Mario Gabelli, Ceo dell’omonimo fondo che ha 40 miliardi di dollari in gestione – è vero, un aumento può avere un impatto psicologico, ma nel breve e anche quello viene poi riassorbito. I problemi sono altri, sono i prestiti agli studenti in primis e in parte i subprime per l’acquisto di automobili, ma anche questo oggi preoccupa meno. Posso dirle che sul mercato si attribuisce alla Fed una motivazione più politica che economica».
È vero, abbiamo raccolto da più parti la voce della motivazione politica. La Yellen in buona sostanza non vuole correre il rischio che un aumento dei tassi di interesse abbia un impatto negativo sull’economia o peggio sui mercati nel momento in cui la situazione politica interna resta incerta. Si aggiunga a questo il voto per Brexit. Il rischio di un’uscita della Gran Bretagna dall’Europa ha già paralizzato molti settori dell’economia britannica e ha comunque creato una situazione di forte incertezza anche da questa parte dell’Atlantico. Cosiderando anche quel fronte è dunque meglio attendere. Fino a quando? È questo il paradosso. Fra adesso e la fine di luglio non c’è davvero questa grande differenza. È possibile dunque che si scivoli ai primi di settembre.
Del resto è proprio quello che ha detto senza mezze misure la Yellen: «Se i prossimi dati economici saranno coerenti con un rafforzamento del mercato del lavoro e se il tasso di inflazione si muoverà verso il nostro obiettivo del 2%, come mi aspetto, ulteriori aumenti dei tassi sui fondi federali saranno probabilmente appropriati». Del resto già altri governatori si erano espressi contro un aumento dei tassi dopo il dato di venerdì sull’occupazione, Dennis Lockhart, presidente della Fed di Atlanta aveva detto che «la combinazione di un’occupazione debole con le incertezze su Brexit suggerisce attesa» aveva detto. A questo punto le prospettive di un aumento a giugno sono del 4% e quelle di un aumento a luglio sono scese da 50% di giovedì al 36% di ieri. In borsa il Dow Jones si è ripreso segnando un aumento dello 0,64% che lo ha portato sulla soglia di quota 18mila.
Tutto normale dunque con un interrogativo che resta: perché mai la Yellen non più tardi di due settimane fa ha sentito il bisogno di preparare il mercato per un aumento già adesso alle riunioni di giugno? «Non ho una risposta» mi dice ancora Mario Gabelli «ma posso dirle che in generale l’economia tiene, i consumi che contano per il 70% sono soddisfacenti gli altri settori sono in ordine dunque aspettiamoci una crescita buona».

Mario Platero

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