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Winterkorn lascia.Berlino: “Noi all’oscuro”. Ue: “Indagini negli Stati”

«Mi assumo ogni responsabilità pur non sentendomi in colpa, chiedo di essere rimosso dall’incarico in nome dell’interesse dell’azienda: c’è bisogno di un nuovo inizio». Così, poche parole pronunciate a testa bassa, dopo che i cinque del vertice del Consiglio di sorveglianza lo aveva «grigliato e torchiato per ore», Martin Winterkorn ha gettato la spugna. Lascia con disonore, le scuse non sono bastate. Domani alla seduta plenaria del Consiglio toccherà scegliere il suo successore. Matthias Mueller, ceo di Porsche, è il favorito, ma ogni sorpresa è possibile. La città, la Germania e il mondo globale sono sotto shock. Mentre i mercati chiudono deboli – Milano si salva appena con un +0,18, Parigi appena +0,1, Francoforte + 0,44, Londra esterna all’eurozona +1,62 – lo scontro sul futuro di Volkswagen continua. Su almeno tre fronti: i primi due, quello delle cause – già 40 collettive aperte negli Usa – e quello delle inchieste statali e della giustizia in Germania, Francia e altrove, inchieste che la Ue chiede in ognuno dei suoi 28 paesi membri, minacciano di appesantire il conto dei risarcimenti in misura spaventosa. Il terzo fronte è sulla politica tedesca: accusato dai media di sapere da tempo, il governo di Angela Merkel si difende negando, ma apre una sua indagine. «Ho grande rispetto per le dimissioni», ha detto il vicecancelliere e leader Spd Sigmar Gabriel. L’immagine del paese è ben lontana da un risanamento.
L’annuncio delle dimissioni di Winterkorn è arrivato alle 17,02, dopo ore di riunione- fiume a porte chiuse tra i cinque grandi accusatori e lui unico imputato, al penultimo piano del monolito in mattoni rossi stile Albert Speer che domina Wolfsburg. «Sono scioccato dagli eventi degli ultimi giorni, e scosso dal fatto che ciò sia stato possibile nella nostra azienda, per il cui interesse ho sempre lavorato», ha detto annunciando le dimissioni. Poi ha aggiunto un suo ultimo auspicio-monito: «Il processo di chiarimento, trasparenza e pulizia non deve fermarsi con me, deve continuare». Tutti infatti si aspettano qui a Golf City che la sua sia solo la prima testa eccellente a cadere, al vertice del colosso. E molti si chiedono se e come Ferdinand Piech, l’anziano ma infaticabile patriarca del gruppo, detronizzato da Win- terkorn 151 giorni fa dopo uno scontro aperto che verteva proprio sul cattivo andamento delle vendite negli States, voglia influenzare la successione. Certo, ieri egli ha assaporato la rivincita, ancora una volta nella sua lunga vita.
Dopo l’annuncio, il titolo Volkswagen ha recuperato in Borsa, ma appena del 5% dopo il crollo del 37% (pari a quasi 30 miliardi di dollari) degli ultimi giorni. Uscito di scena Winterkorn, il dramma continua, per Volkswagen, per la Germania e l’Europa. Il governo stesso appare sulla difensiva. «Le accuse che ci muovono sono false e inappropriate, di quel dispositivo che trucca i dati non sapevamo nulla», ha detto mettendo le mani avanti il ministro dei Trasporti federale, il cristianosociale bavarese Alexander Dobrindt. Non tutti i sospetti sono fugati agli occhi dei vigili media tedeschi e mondiali. E allora partono qui due inchieste parallele: una del governo federale, i cui ispettori sono già da ieri mattina qui a Wolfsburg e con meticolosità da esattori o agenti segreti ispezionano ogni dettaglio tecnico. La seconda, penale, parte dalla magistratura.
A Bruxelles, il tono non è meno severo: la Commissione chiede che inchieste accurate su eventuali dati truccati delle Volkswagen si svolgano in ciascuno dei 28 paesi membri dell’Unione. Peter Mock, scienziato tedesco, rivela: «Ho denunciato io il trucco agli americani». Il danno all’ambiente prodotto dalle Vw, denuncia il Guardian , è terrificante: almeno un milione di tonnellate di gas tossici, pari a un anno di tutto l’inquinamento industriale, agricolo, energetico, di auto e camion e di ogni fonte d’emissione nel Regno Unito. Si sparge ogni voce, anche di possibili trattative di fusione tra Vw e Fiat Chrysler-Fca. E mai come oggi, dalla riunificazione, la Germania si è sentita travolta da tale angosciosa incertezza.
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