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Wind-H3g, accelera il piano di fusione

L’anomalia tutta italiana nel settore della telefonia mobile, con quattro operatori a contendersi un mercato dove è sempre più difficile guadagnare, ormai ha le ore contate. Dopo oltre un anno di trattative, sarebbe vicina alla conclusione l’operazione che porterà alla fusione tra Wind e “3”. Una trattativa tra due aziende che operano in Italia ma che si sta svolgendo a Londra: perché, in realtà a controllare le due società sono gruppi stranieri. Wind appartiene a Vimpelcom, operatore il cui primo azionista è il miliardario russo Mikhail Fridman, mentre H3G è controllata dal imprenditore di Hong Kong Li Ka-shing. Secondo fonti citate dal sito del quotidiano finanziario britannico Financial Times, l’accordo prevede la fusione tra le due filiali italiane, con la società asiatica al 51 per cento e i russi al restante 49 per cento.

L’operazione, annunciata da tempo, si inserisce nel quadro generale europeo, dove si sta assistendo a fenomeni di concentrazione in tutto il settore delle telecomunicazioni. E non soltanto in quello della telefonia mobile. E l’Italia ne è un caso esemplare, dove ci sono più discussioni aperte sulle tecnologie grazie alle quali passeranno in futuro sia contenuti media che informazioni. Due, in particolare, i dossier aperti: il primo riguarda la rete di nuova generazione per le comunicazioni via Internet, mentre il secondo vede al centro i ripetitori televisivi, con l’offerta lanciata da Ei Towers, società del gruppo Mediaset quotata in Borsa, per conquistare Rai Way, società di viale Mazzini appena approdata a Piazza Affari. Vicende complicate dal fatto che da una lato ci sono gruppi privati e dall’altra società controllate dallo Stato. Non a caso, ieri ci sono state due audizioni (quasi in contemporanea) alle commissioni di Camera e Senato dove sono stati ascoltati l’amministratore delegato di Telecom Italia, Marco Patuano, e il sottosegretario del governo Renzi con delega alle tlc, Antonello Giacomelli.
Quest’ultimo ha parlato di entrambi i dossier.
L’esponente politico ha aperta a una possibile alleanza tra i due operatori delle antenne: «Non sono spaventato dall’operatore unico nazionale», ha detto confermando voci secondo cui sarebbe allo studio una possibile soluzione in cui le due aziende possano mettersi insieme ma con il pubblico in maggioranza, visto che fino ad ora il premier Renzi ha detto che lo Stato non scenderà sotto il 51 per cento.
Sul futuro della rete di nuova generazione Giacomelli ha detto che non ci sarà nessuno «scorporo» nei confronti di Telecom («termine nemmeno pronunciabile»). Allo stesso tempo ha sollecitato i privati, in primis la stessa Telecom: «Aspettiamo e sollecitiamo risposte più ambiziose di quelle che abbiamo visto». In altre parole: l’Italia ha bisogno di recuperare il divario con le altre nazioni sulla banda ultra-larga, e se i piani dei privati non saranno sufficienti a coprire la maggioranza della popolazione il pubblico potrebbe intervenire usando la società Metroweb, di cui è socio la Cassa Depositi Prestiti: «E i privati – ha concluso – non pensino di avere una sorta di diritto di veto» sul piano del Governo.
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