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Wind e 3 stringono per la fusione L’ipotesi della quotazione in Borsa

Dopo oltre un anno di voci, indiscrezioni, retroscena e ipotesi, adesso c’è l’ufficialità. Vimpelcom e Hutchison Whampoa stanno negoziano un’alleanza tra le controllate italiane Wind e 3. «Stiamo discutendo con Hutchison per una possibile joint venture paritaria tra 3 Italia e la controllata di Vimpelcom Wind», ha detto ieri il ceo del gruppo russo, Jean-Yves Charlier agli analisti finanziari, premettendo che al momento «non c’è la certezza che sarà raggiunto un accordo». Una prudenza dettata dagli infiniti stop-and-go che hanno caratterizzato la trattativa tra i due gruppi. Tuttavia sembra che questa volta le condizioni per chiudere ci siano. La firma potrebbe arrivare in estate. Ma ci sono ancora diversi dettagli da mettere a punto. «Ogni eventuale accordo dovrà essere sottoposto, tra le altre cose – ha spiegato Charlier -, al raggiungimento di livelli di debito soddisfacenti per ottenere tutte le approvazioni dagli organi societari e dalle autorità regolatorie». A quanto si sa Hutchison vorrebbe evitare di dover consolidare il debito di Wind, che si aggira sui 10 miliardi di euro. 
Quella che Charlier ha definito «una joint venture paritaria» in realtà è un’integrazione. Una fusione tra pari, Wind e 3, anche se la dimensione e i numeri delle due società sono diversi. E questo si rifletterebbe, secondo quanto è filtrato, negli incarichi che verrebbero assegnati agli attuali manager delle due aziende. Il ceo di 3, Vincenzo Novari salirebbe di livello entrando nel board della capogruppo Hutchison con la supervisione delle strategie su tutte le attività italiane di Li Ka-shing (oltre a Wind ci sono le 130 profumerie Marrionnaud e il Porto di Taranto), mentre il ceo di Wind, Maximo Ibarra, andrà a guidare come ceo l’aggregato Wind-3.
Dalla fusione nascerebbe il secondo operatore mobile del mercato italiano con oltre 30 milioni di clienti e ricavi superiori ai 6 miliardi di euro. L’operazione avverrebbe carta contro carta, ovvero con uno scambio di azioni, e negli in via di definizione ci sarebbero delle opzioni put e call per consentire ai due soci di divorziare qualora l’alleanza non dovesse funzionare. Per consentire l’uscita, inoltre, la nuova società verrebbe quotata in Borsa. Non prima però di aver messo le attività a fattor comune e quindi aver realizzato le sinergie, per le quali sarebbero necessari circa due anni di lavoro. La fusione avrebbe inoltre il vantaggio per le holding di controllo Vimpelcom e Hutchison Whampoa di fissare un prezzo per le rispettive attività, evitando così svalutazioni delle quote in Wind e 3.
Ieri la controllata di Vimplecom ha diffuso i dati trimestrali che si sono chiusi con oltre 1 miliardo di euro di ricavi, in flessione del 5,7%, e 406 milioni di euro di margine operativo. I ricavi internet mobile, forza trainante del business di Wind, sono saliti del 16,5% e i clienti a fine marzo erano oltre 21 milioni (11,3 milioni le linee dati, in crescita del 16,3%).

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