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Whistleblowing effetto sfogatoio. Raddoppiano le segnalazioni ma per 1/3 sono lamentele

Raddoppia il numero delle segnalazioni di whistleblowing relative a illeciti commessi nelle Pa, soprattutto per appalti ritenuti illegittimi: erano 364 le denunce inviate nel 2017, e sono diventate 783 nel 2018, anche grazie alla possibilità di inviarle attraverso il portale dell’Anac (oggi l’82% delle segnalazioni arrivano in questo modo). E l’andamento positivo si registra anche nei primi sei mesi del 2019: sono già stata inviate 439 segnalazioni (73 al mese), in media, oltre due denunce di illeciti al giorno. Nonostante il segnale positivo, però, per molti dipendenti pubblici, quella della segnalazione all’Autorità anticorruzione resta ancora una sorta di «sfogatoio» di frustazioni lavorative: gran parte delle segnalazioni vengono infatti inviate in forma anonima, e il 40% di queste viene archiviata (ma nel 2019 questa percentuale è scesa al 30%) perchè prive di riscontri documentali per poterle far andare avanti.Sono solo alcuni dei numeri che emergono dal quarto rapporto annuale sul whistleblowing raccolti dall’Autorità nazionale anticorruzione (Anac), presentato oggi a Roma dal presidente dell’authority, Raffaele Cantone, dalla consigliera dell’Anac, Nicoletta Parisi, da Anna Corrado, magistrato amministrativo ed esperto del Consiglio dell’Anac e da Antonia Magnotti, dirigente dell’Ufficio vigilanza segnalazioni dei whistleblower dell’authority. Il whistleblowing, ha detto Cantone, è entrato nel Dna delle amministrazioni, ma l’aumento delle segnalazioni in forma anonima, soprattutto nelle amministrazioni del Sud Italia, ma anche nel comune Milano, «è un segnale preoccupante perché sintomo di sfiducia e di timore nei conforti delle istituzioni», un elemento che fa «riflettere sul fatto che coloro che segnalano non percepiscono la tutela nei loro confronti» nell’atto di denunciare reati o irregolarità nelle amministrazioni in cui lavorano. «Per noi le segnalazioni anonime non sono segnalazioni», dice il presidente dell’Anac, che ha anche annunciato l’imminente varo delle nuove Linee guida sul whistleblowing, per l’avvio di una consultazione pubblica sulle novità normative intervenute in questi anni. Le segnalazioni che l’authority ha ritenute fondate, quelle cioè che hanno fatto scattare il meccanismo di tutele nei confronti del soggetto che le ha trasmesse, sono state inviate per approfondimenti di natura penale o contabile alla magistratura e alla Guardia di finanza. Nel corso del 2018 sono state inviate 20 segnalazioni alla Procura della Repubblica e 19 alla Corte dei conti. Nei primi 6 mesi del 2019 gli invii alla Procura sono già stati 33 e quelli alla Corte dei conti sono 29. «Si tratta di una crescita che evidenzia un sensibile miglioramento della qualità delle segnalazioni e di una maggiore fiducia nei confronti dell’istituto», si legge nella relazione. Tra le tipologie di illeciti segnalati i più frequenti si confermano gli appalti illegittimi (22,6%); in calo i casi di corruzione, cattiva amministrazione ed abuso di potere (passati dal 24,1% del 2018 al 18,7% del 2019). A seguire, concorsi illegittimi (12,3%), cattiva gestione delle risorse pubbliche o vicende di danno erariale (11,5%) e i conflitti di interessi (9%).

L’Anac ha anche stilato un identikit del whistleblower. In più della metà dei casi il segnalatore è un dipendente pubblico (55,3 delle segnalazioni), nel 14,2% dei casi è invece un lavoratore/collaboratore di una impresa fornitrice della Pa o, nel 14% dei casi, un dipendente di società controllate o partecipate. Oltre un terzo delle segnalazioni arrivano da dipendenti di Regioni ed enti locali (38,3%). In significativo aumento la voce «altre amministrazioni ed enti pubblici» (ministeri, enti previdenziali, autorità indipendenti, agenzie pubbliche ecc.), salite dal 17,6 al 27,7%. Da dove arrivano le segnalazioni? Nel 2019 sono in aumenta le denunce provenienti dal Sud e dalle Isole (51,7% contro il 41,3% del 2018), si registra una leggera flessione per quelle del Centro Italia (20,1% contro il 22,9% del 2018), mentre diminuiscono quelle che arrivano dalle amministrazioni del Nord (26% contro il 32,1% del 2018).

Roberto Miliacca

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