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Whistleblower, protezione con canali più sicuri

Più protezione ai whistleblower in tutta l’Unione europea. Le aziende dovranno prevedere canali di comunicazione sicuri attraverso i quali chi viene a conoscenza di un illecito potrà inoltrare le segnalazioni. Gli stati membri avranno invece il compito di mettere a punto norme adeguate per proteggere gli informatori dal rischio di licenziamento, demansionamento o mobbing. Le autorità nazionali dovranno informare i cittadini riguardo alle procedure di denuncia e ai meccanismi di protezione disponibili (secondo un sondaggio il 49% della popolazione europea non saprebbe a chi rivolgersi per evidenziare episodi di corruzione). È quanto prevede l’accordo provvisorio per la tutela dei whistleblower, raggiunto ieri dall’Europarlamento e dagli stati membri. Il pacchetto normativo, proposto per la prima volta dalla Commissione europea nell’aprile 2018, dovrà ora essere adottato formalmente dal parlamento europeo e dal Consiglio Ue. Oggi come oggi solo dieci paesi dei Ventotto hanno disciplinato in maniera organica il tema del whistleblowing (l’Italia è tra questi). Nei rimanenti stati, la protezione è parziale, risultando garantita solo a determinate categorie di soggetti, quali per esempio i dipendenti pubblici, oppure in determinati settori, come per esempio il mondo finanziario.Una rilevazione Eurobarometro commissionata da Strasburgo nel 2017 ha fatto emergere che l’81% degli intervistati non riporterebbe gli illeciti di cui fossero venuti a conoscenza nel proprio lavoro, a causa del timore di conseguenze negative per se stessi e per le proprie famiglie. Le misure adottate ieri mirano a superare questa problematica, garantendo un elevato livello di protezione (anche in sede giudiziaria) agli informatori che segnalano illeciti commessi da o all’interno di società o enti in materia ambientale, finanziaria, fiscale o di privacy. La copertura scatterà a prescindere che l’informativa sia indirizzata alle stesse aziende, alle pubbliche autorità o ai media. «Le rivelazioni dei casi Dieselgate, Panama Papers e Cambridge Analytica ci hanno fatto comprendere a che punto gli informatori contribuiscano a rivelare attività illecite che nuocciono tanto all’interesse pubblico quanto al nostro benessere generale», commenta Vera Jourová, commissario europeo per la giustizia, «dobbiamo sostenere e proteggere chi coraggiosamente porta alla luce attività illegali».

Valerio Stroppa

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