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Whirlpool, scattano i licenziamenti «L’azienda tradisce di nuovo»

Whirlpool non cambia idea. La multinazionale ha confermato ieri la chiusura dello stabilimento di Napoli annunciata a maggio 2019: le lavatrici di alta gamma made in Campania non sarebbero più richieste dal mercato.

Mentre i 327 lavoratori di Napoli incontravano Mario Draghi a Santa Maria Capua Vetere, i partiti chiedevano la marcia indietro della multinazionale. Luigi de Magistris, sindaco di Napoli: «I lavoratori sono stati abbandonati dal governo». Giuseppe Provenzano (Pd): «Whirlpool tradisce di nuovo». Federico Fornaro (Leu): «I licenziamenti sono una beffa».

La richiesta di un intervento diretto del premier Draghi è il comune denominatore nelle reazioni del sindacato. Fonti vicine alla presidenza del Consiglio in serata battono un colpo: «Il governo è impegnato a costruire alternative serie — dice una nota —, il premier Draghi seguirà da vicino il dossier» con il titolare del Mise Giancarlo Giorgetti.

«Alternative serie» è l’espressione chiave. A far cambiare idea in extremis alla multinazionale provò l’ex premier Conte, con una telefonata al ceo di Whirlpool, il tedesco Marc Bitzer, ma senza risultato. La dura realtà è che lo stabilimento è chiuso dal 31 ottobre. A taccuini chiusi il sindacato apre alla reindustrializzazione. La preoccupazione però (fondata, visto come è andata in passato, soprattutto al Sud) è che si accettino progetti inadeguati pur di chiudere la partita.

Al tavolo, gestito dalla viceministra Alessandra Todde, il governo aveva offerto altre 13 settimane di cassa. «Irragionevole non accettarle», secondo il ministro Giorgetti. Ma la multinazionale non vuole prolungare l’agonia. Oggi partirà la procedura, senza marce indietro i licenziamenti arriveranno a fine settembre. Sul piatto per i lavoratori la possibilità di mantenere il posto trasferendosi in provincia di Varese o una buona uscita da 85 mila euro.

Fonti interne al Mise fanno sapere che sulla reindustrializzazione si sta lavorando, ma per il momento ci sarebbero solo ipotesi che permettono ricollocamenti parziali. Tra queste Seri industrial, azienda quotata che riceverà un finanziamento da 505 milioni per la creazione di una gigafactory a Teverola. Ma qui le assunzioni partiranno a metà 2023. Nel sindacato qualcuno auspica un coinvolgimento di Hitachi. A due anni dall’inizio della crisi il futuro del sito è tutto da costruire.

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