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Whirlpool resta in Italia “Un Paese in ripresa per noi in 2 mesi +8%”

Whirlpool punta all’Italia e l’Italia risponde: nei primi due mesi di quest’anno ha messo a segno un più 8 per cento di crescita rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. «È il Paese europeo che sta recuperando più in fretta» dice Esther Berrozpe Gallindo, presidente per la multinazionale dell’area Emea(Europa, Medio Oriente e Africa) che ieri ha annunciato di aver scelto Milano, e il distretto dell’Expo, per il suo nuovo quartiere generale.
Eppure, nemmeno un anno fa Whirlpool, per l’Italia, prevedeva 2.070 esuberi e chiusure di siti. Poi la svolta con un piano d’investimenti da oltre 500 milioni firmato con il sindacato presso il Ministero dello Sviluppo economico («Con la Guidi abbiamo lavorato bene e non commento gli ultimi fatti» precisa la Berrozpe). Per evitare che alla fine dei quattro anni, nel 2018, scattino gli esuberi, Whirlpool chiedeva però risparmi per 400 milioni di dollari e margine operativo lordo in crescita del 6 per cento. Ci siamo? «Sì, siamo in linea con quel piano. Questo sarà l’anno della svolta, entro dicembre avremo realizzato investimenti per 265 milioni» risponde la presidente. «In questi mesi c’è stata una rivoluzione nei siti produttivi, ed è stato fondamentale assegnare ad ogni impianto una specifica missione. La crescita dell’8 per cento realizzata nei primi due mesi è un buon segnale ».
É vero che lo stesso piano industriale prevedeva per il sito di Carignano un taglio occupazionale da 815 a 320 dipendenti, pur se con il supporto degli ammortizzatori sociali (il sito ha smesso la produzione e si sta riconvertendo in polo per i pezzi di ricambio dell’intero gruppo). È vero anche che parte del buon risultato annunciato dalla società è legato agli incentivi fiscali sugli acquisti di elettrodomestici ad alto risparmio energetico, ma Whirlpool considera che la ripresa sarà duratura, pur se lenta. «La crisi è stata dura, in Italia più che altrove visto che qui è andato perso, in sette anni, il 25 per cento del mercato» precisa Berrozpe «Ce ne vorranno altrettanti per tornare ai livelli del 2007, ma mentre altri hanno considerato il settore saturo, per noi la crisi ha rappresentato un’opportunità». Ecco quindi gli investimenti per realizzare nuovi prodotti a risparmio energetico e digitali, ma anche i piani per il recupero di efficienza e sinergie fra i marchi (in particolare dopo l’acquisizione di Indesit). La concorrenza è molto forte, Turchia e Corea in testa, precisa la multinazionale «È per vincerla non possiamo certo contare sul costo del lavoro,che qui è più alto. Puntiamo sul know how, sulla tecnologia, sulla creatività e il design, necessarie per il mercato dell’alta gamma». L’80 per cento della produzione realizzata in Italia è infatti destinata all’export, pur se la quota di mercato nazionale è del 40 per cento. È l’alta gamma attrae Australia, gli Usa, l’India e ormai la stessa Cina.

Luisa Grion

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