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«Whatever it takes», nella Treccani, la frase di Draghi che salvò l’euro

Il «whatever it takes» di Mario Draghi entra tra le voci della Treccani e, a dispetto della sua nota riservatezza, l’ex presidente della Banca centrale europea questa volta ammette: «Sono lusingato, non me l’aspettavo», dopo l’ingresso della sua celebre frase tra i neologismi del vocabolario del sapere italiano che lo riempie di enorme piacere. E’ l’ultimo autorevole riconoscimento — ma solo in ordine di tempo — all’uomo che pronunciando quelle parole, il 26 luglio 2012, ha salvato l’euro, nel momento più drammatico della crisi del debito sovrano.

Inevitabile ripensare a quell’estate di 8 anni fa. In maggio si erano tenute le elezioni in Grecia, ripetute poi un mese dopo. In Spagna la crisi bancaria si aggravava: se Madrid non avesse più avuto accesso al mercato, il rischio avrebbe contagiato l’Italia, con conseguenze inimmaginabili. Il 29 giugno a Bruxelles il Consiglio Ue dei capi di Stato e di governo prese la decisione di dar vita a un meccanismo di vigilanza unico, sotto la leadership della Bce. Era la premessa per l’Unione bancaria europea. Venne decisa inoltre la creazione di un nuovo fondo di stabilità europeo che intervenisse direttamente nella ricapitalizzazione delle banche in difficoltà, l’antesignano dell’attuale Mes.

Sono giornate concitate, dominate da una fortissima volatilità sui mercati, con gli spread dei titoli di Stato dei Paesi più deboli dell’eurozona sotto pressione crescente. Nel periodo più brutto dell’euro, in cui tanti scommettono sulla fine dell’unione monetaria, il 26 luglio Mario Draghi è invitato a parlare a Londra, alla Lancaster House, una magione nel West end della capitale inglese, usata per occasioni ufficiali e incontri solenni. Come quel giorno, quando l’allora premier britannico David Cameron tiene un discorso per elogiare i punti forza e l’attrattività della Gran Bretagna e convincere gli investitori a puntare sul Paese che è voluto caparbiamente restare fuori dell’euro. Per enfatizzare l’evento, Cameron aveva chiesto a Mervyn King, a quel tempo governatore della Bank of England, la Banca centrale di Inghilterra, di organizzare una tavola rotonda con tre speaker illustri, uno è il presidente della Bce.

Draghi avrebbe avuto a disposizione solo una manciata di minuti, ma nessuna delle sue parole è frutto dell’improvvisazione, perché sa che la zona euro è arrivata a un punto di non ritorno, perciò è indispensabile un messaggio forte e non equivoco. «Nei limiti del nostro mandato, la Bce è pronta a fare whatever it takes («costi quel che costi» traduce la Treccani) per salvare l’euro. E credetemi, sarà abbastanza», afferma il presidente della Bce davanti alla platea degli investitori. Così è stato. La frase provoca un terremoto. Molti hedge fund, che avevano scommesso contro l’euro, perdono una montagna di soldi; le banche si riprendono progressivamente. Quel giorno lo spread tra il Btp decennale e il Bund tedesco, che aveva aperto la seduta a 520 punti, termina a 473 punti, dopo le parole di Draghi. È il punto di svolta, perché da quel momento in poi i tassi dei titoli di Stato iniziano a scendere precipitosamente.

Il tempo ci ha mostrato che da quella frase, preparata con cura, ha avuto origine un intervento di politica monetaria con effetti straordinari, forse il più grande della storia. Per di più senza spendere un euro. A Draghi basta mandare un segnale chiaro, che non lascia spazio a interpretazioni: la Bce non solo si sente autorizzata ad agire, ma lo farà, costi quel che costi. Il 2 agosto l’Eurotower presenta l’Omt, sigla che sta per Outright monetary transaction, cioè le transazioni che la Bce è pronta a realizzare sul mercato in soccorso dei titoli di Sato dei Paesi sotto pressione, e poi definisce i dettagli del nuovo strumento nel consiglio direttivo del 6 settembre. Ma la verità è che la Bce non ha mai dovuto far ricorso all’Omt, grazie soprattutto alla credibilità del suo presidente. Che, a posteriori, ha definito la sua frase come «un ottimo esempio di come la guidance può portare a una stabilizzazione dei comportamenti e delle attese». Tanto che la forward guidance, cioè le indicazioni sul percorso dei tassi di interesse, introdotta dalla Bce nel 2013, «è diventata a pieno titolo uno strumento di politica monetaria». E però il whatever it takes è molto di più, come ci insegna l’emergenza Covid che ha rilanciato la frase di Draghi per segnalare l’impegno incondizionato e la determinazione dei leader politici a vincere contro il virus. Costi quel che costi.

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