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Welfare, le imprese accelerano «Sostegni? Solo con la formazione»

Lavoro e politiche sociali: cosa chiede Confindustria al governo? In attesa dell’arrivo della riforma degli ammortizzatori, il punto è stato fatto dal presidente Carlo Bonomi in una lettera inviata il 19 luglio a tutte le territoriali.Nuove condizioni per la Naspi

Al primo punto c’è la Naspi, la disoccupazione, che andrebbe potenziata eliminando «ingiustificabili disparità di contribuzione fra settori». Da tempo gli industriali lamentano una diversità di trattamento rispetto al mondo del commercio e dell’artigianato, a cui viene concesso di versare di meno (sulla Naspi l’aliquota contributiva delle imprese industriali sarebbe dell’1,31% contro lo 0,40 dell’artigianato e lo 0,18 di alcuni settori del commercio).

Secondo viale Dell’Astronomia, poi, andrebbe introdotta «una chiara condizionalità». In pratica, l’assegno dovrebbe essere tolto a chi si rifiuta di aggiornare le competenze con corsi di formazione. Da notare, a oggi esiste una forma di condizionalità legata però al rifiuto di eventuali offerte di lavoro: se non accetti l’assunzione perdi l’assegno. Ma oggi, seppure definita dalla legge, non è quasi mai applicata.Cassa integrazione, contributi più equi

Anche sulla cassa integrazione Confindustria chiede una maggiore equità tra categorie nel suo finanziamento. Secondo gli industriali, «la contribuzione andrebbe parametrata al rischio di utilizzo» che esiste in un certo settore. Insomma, chi la usa di più dovrebbe pagare di più. Ma non è solo questo. I circa 2 miliardi l’anno che avanzano dalla gestione della cassa per il settore industriale, secondo Confindustria dovrebbero essere destinati «ai fondi interprofessionali per il finanziamento delle politiche attive». E non, quindi, ad allargare la coperta della cassa coprendo le piccole imprese di commercio, artigianato e servizi che oggi hanno versamenti nulli o ridotti. I fondi interprofessionali sono gestiti insieme da associazioni delle imprese e sindacati di ogni settore. Finora questi fondi si sono occupati della formazione continua di chi sta già lavorando. Ma Fondimpresa (il maggior fondo interprofessionale partecipato da Confindustria con Cgil, Cisl e Uil) si è già fatto avanti per avere un ruolo nella gestione della formazione per i disoccupati.Gestione delle crisi il nodo da sciogliere

Confindustria distingue tra «crisi occupazionali» e «crisi industriali». Nelle prime sarebbe necessario gestire gli esuberi con politiche attive e sussidi. Potrebbe essere il caso di un’azienda che continua a vendere i propri prodotti come prima ma, per effetto della digitalizzazione, ha un ridotto bisogno di personale: una volta trovata una nuova collocazione per i dipendenti in esubero l’azienda potrebbe continuare a produrre come prima. Nelle crisi industriali sarebbe invece indispensabile intervenire con «piani operativi di rilancio delle attività produttive coinvolgendo il Mise».

Non è chiaro però come, in ottica confindustriale, dovrebbe essere riorganizzata l’attività sui tavoli di crisi presso il ministero dello Sviluppo economico. In questa fase cambiamenti sono in atto. Il 18 giugno scorso il ministro Giancarlo Giorgetti ha nominato Luca Annibaletti, esporto nella gestione di crisi finanziarie aziendali, nel ruolo di coordinatore della struttura per le crisi d’impresa. Struttura che — sottolinea il ministero — «sarà dotata di competenze professionali qualificate, funzionali a individuare strumenti innovativi per favorire azioni di reindustrializzazione e riconversione delle aziende in crisi, nonché a tutelare i lavoratori». Un’attività particolarmente necessaria soprattutto in questa fase di riorganizzazione del sistema produttivo.Politiche attive: «gara» tra pubblico e privato

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) mobilità 4 miliardi di euro per introdurre un sistema di politiche attive. Cioè di servizi per aiutare chi ha perso il lavoro a trovarne un altro. Non è ancora chiaro però come saranno usate queste risorse e per realizzare che cosa. Si parla di una «garanzia di occupabilità dei lavoratori» non meglio definita. L’assegno di ricollocazione riguardava solo i percettori di reddito di cittadinanza. Quest’anno è stato esteso (sulla carta, ma pochissimi lo sanno) a cassintegrati e percettori di Naspi.

Nel documento Confindustria parla della necessità di introdurre una competizione alla pari tra centri per l’impiego pubblici e agenzie per i lavoro private nell’offerta delle politiche attive: «Il lavoratore deve avere la libertà di scegliere a chi rivolgersi per ottenere i migliori risultati sul fronte della ricollocazione». Secondo Confindustria «ai centri per l’impiego pubblici e agenzie private va riconosciuta pari dignità tenendo conto che le agenzie per il lavoro hanno una conoscenza diretta della domanda di lavoro».

Il documento auspica inoltre una riforma dell’Anpal, l’Agenzia nazionale per le politiche attive. Non è precisato però con quali cambiamenti della governance. A oggi la politica è divisa da una parte tra chi vede l’Anpal come un’agenzia autonoma al servizio sia del ministero del Lavoro che delle Regioni (e in qualche modo in grado di ricomporne i contrasti visto che il lavoro resta materia concorrente tra Stato e Regioni) e, dall’altra, chi la preferirebbe come più chiara e diretta espressione del ministero del Lavoro.

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