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«Welfare attivo e formazione per aiutare donne e giovani avvocati»

Valter Militi, nuovo presidente di Cassa forense ha le idee chiare su ciò che dovrà fare nel corso del suo mandato che è in continuità rispetto alla precedente direzione di Nunzio Luciano di cui è stato il vice.

Quali sono i primi interventi a cui sta lavorando?

È allo studio una riforma della previdenza e dell’assistenza che sarà pronta entro l’anno; obiettivo di un ente previdenziale è avere il sistema in sicurezza nel lungo periodo, e qualsiasi intervento sul lato previdenza che metteremo in campo deve rafforzare e consolidare il sistema e tenere conto del fatto che molti dei nostri iscritti hanno difficoltà reddituali.

Le maggiori criticità riguardano i giovani e le donne, nei loro confronti come si pone la Cassa?

Abbiamo messo in campo diversi aiuti per investire nella professione; un esempio è la formazione che amplia le competenze dell’avvocato e che lo rende più competitivo. Da anni la Cassa investe sulla formazione attraverso bandi che riconoscono un rimborso di una parte delle spese proprio per far crescere le competenze. Anche le agevolazioni sul piano del credito sono importanti, come la possibilità di ottenere un prestito fino a 15mila euro, da restituire in cinque anni, per gli iscritti under 35 che aprono uno studio; la Cassa si fa garante presso la banca e si impegna a pagare gli interessi. Un aiuto che annualmente viene richiesto da 700/800 colleghi.

In merito alle donne?

Il rapporto Censis sull’avvocatura disegna un quadro conosciuto; le donne hanno un reddito largamente inferiore dei colleghi a pari condizioni; una disparità che agli inizi dell’attività professionale è meno marcata ma aumenta nel tempo. Le cause sono note, la donna spesso oltre alla professione dedica tempo ai figli prima e ai genitori poi; si è invece attenuato il pregiudizio sulla donna avvocato, che un tempo invece esisteva. Sul piano previdenziale dobbiamo studiare delle soluzioni ad hoc, e le commissioni che si stanno occupando di studiare una riforma stanno anche elaborando delle strategie, ci sono elementi di riflessione. La platea femminile è molto estesa, sono quasi il 50% degli iscritti. Non è possibile quindi immaginare interventi sul reddito, ma è necessario ampliare le loro possibilità sul mercato, e qui rientra in gioco la formazione.

Quanto avete investito in assistenza nel 2020 e come avete chiuso il bilancio?

Sono circa 100 milioni le risorse investite nell’assistenza nel 2020, quasi 30 milioni in più rispetto al 2019. In merito a bilancio abbiamo avuto un avanzo di esercizio di un miliardo; la gestione previdenziale registra spese pari a 986 milioni tra previdenza e assistenza e entrate contributive per 1,76 miliardi; buono anche il rendimento degli investimenti che è stato del 3,7% in un anno particolarmente difficile; il patrimonio a bilancio vale circa 14 miliardi e non si tiene conto di plusvalenze implicite importanti. Sul fronte degli investimenti da anni la Cassa si attiene a un regolamento interno, periodicamente aggiornato, che ci permette di agire con prudenza e avere ritorni significativi.

Cosa potrebbe agevolare l’attività della Cassa?

Avere tre ministeri vigilanti rallenta molto i tempi di azione della Cassa, per approvare una delibera a volte ci vogliono dei mesi; con un solo ministero l’iter sarebbe molto più veloce. Sarebbe importante anche intervenire sul sistema dei controlli per renderli più efficaci e meno dispersivi. Un altro tema è la tassazione degli interventi assistenziali, non è giusto che su aiuti erogati agli iscritti si debbano pagare le tasse, in merito serve un’attenta riflessione.

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