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Weidmann: linea Bce «appropriata»

Il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, un frequente critico della politica monetaria della Banca centrale europea, ha sostenuto che l’atteggiamento espansivo della Bce «è certamente appropriato», ma ha anche precisato che «ci sono visioni diverse su quale sia il corretto grado di stimolo». Alla presentazione dei risultati annuali della Bundesbank, Weidmann non si è sottratto alle critiche alle tendenze protezioniste dell’amministrazione Trump e alle sue intenzioni di deregolamentare il sistema finanziario e anche alle proposte del candidato socialdemocratico alle elezioni tedesche del prossimo settembre, Martin Schulz, di fare marcia indietro su alcune delle riforme approvate nel decennio passato.
Sulla politica monetaria, il capo della Bundesbank ha ripetuto la sua critica degli acquisti di titoli da parte della Bce e si è chiesto anche quando possa essere il caso di rallentare la spinta della politica monetaria e se il consiglio non dovrebbe, in questa prospettiva, «rendere più simmetrica la sua comunicazione». Nei giorni scorsi, un altro consigliere della Bce, Yves Mersch, aveva sostenuto che l’indicazione che i tassi d’interesse potrebbero essere tagliati ulteriormente dovrebbe essere rimossa dalle comunicazioni della banca centrale, soprattutto ora che le prospettive della crescita e dell’inflazione stanno migliorando.
Il presidente della Bundesbank ha osservato che la ripresa nell’Eurozona si sta rafforzando, ma ha anche notato, come fanno alla Bce, che la risalita dell’inflazione, che il mese scorso ha toccato l’1,8% (l’obiettivo della Bce è di stare sotto, ma vicino al 2%), è dovuta soprattutto all’aumento del prezzo del petrolio e non ci sono altre pressioni inflazionistiche. Il capo della Banca centrale tedesca ha inoltre ammesso che per raggiungere l’obiettivo per l’Eurozona nel suo complesso, i Paesi come la Germania dove la ripresa è più vigorosa devono accettare un’inflazione superiore alla media. Ha anche insistito che il rilancio della crescita non può dipendere solo dalla politica monetaria, ma anche e soprattutto dalle politiche dei Governi.
Weidmann si è dichiarato esplicitamente critico delle indicazioni protezioniste provenienti dalla amministrazione Trump negli Stati Uniti, anche se ha invitato ad aspettare prima di giudicare. «I mercati aperti sono la base della nostra prosperità», ha detto, rilevando che il commercio internazionale non è un gioco a somma zero. Il presidente della Bundesbank ha anche difeso le nuove regole della finanza, adottate a livello internazionale dopo la grande crisi del decennio scorso, un’altra area sotto attacco da parte del nuovo Governo americano. Semmai, ha detto, bisogna risolvere l’incertezza, che è un peso per le banche, sulle nuove regole di Basilea, sulle quali il negoziato internazionale si è incagliato e difficilmente farà progressi con le nuove posizioni di Washington.
Il banchiere centrale tedesco è apparso in chiaro disaccordo con la proposta del candidato socialdemocratico Schulz di fare marcia indietro su alcune delle riforme del mercato del lavoro realizzate nel decennio scorso. Queste riforme, ha sostenuto Weidmann, sono uno dei motivi per cui la Germania si è trasformata da “malato d’Europa” in un’economia che ha resistito bene alla crisi e oggi ha una disoccupazione ai minimi, anche se sarà alle prese, nel lungo periodo, con la sfida demografica, un’altra ragione per non invertire il cammino delle riforme.
La Bundesbank ha realizzato un utile nel 2016 di un miliardo di euro, contro 3,2 del 2015, in parte per gli accantonamenti sul possibile rischio tassi d’interesse, nel caso la Bce decidesse di alzare i tassi, il che porterebbe a una svalutazione del portafoglio dei titoli acquistati in attuazione del Qe. La Banca centrale ha trasferito al Governo 400 milioni di euro, la cifra più bassa dal 2004. Weidmann ha ripetuto più volte che il successo di una banca centrale va misurato sulla sua capacità di adempiere al proprio mandato, non sugli utili di bilancio.
Per il presidente della Bundesbank è anche opportuno che il surplus del bilancio pubblico (nel 2016, è stato annunciato ieri, ha raggiunto i 23,7 miliardi di euro, lo 0,8% del prodotto interno lordo), il terzo consecutivo, venga utilizzato per ridurre il debito. Si tratta di un tema controverso con i partner della Germania, il Fondo monetario, e ora anche i socialdemocratici, che spingono per maggiori investimenti pubblici.

Alessandro Merli

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