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Weidmann: gli aiuti Bce pagati dai contribuenti

La strategia di Mario Draghi è una svolta nella politica della Bce, e crea un precedente pericoloso, e se Italia e Francia non si danno una mossa decidendosi alle riforme condanneranno l’eurozona intera, dice a Der Spiegel il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann. L’idea di usare il fondo salva stati Esm per finanziare investimenti procrescita e pro-occupazione è fuorviante, lo Esm non ha nulla a che fare con ciò, incalza il ministro delle Finanze federale, Wolfgang Schaeuble sparando a zero sull’idea all’esame del presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker. Weidmann questa volta chiama i suoi paesi-bersaglio per nome: «Senza riforme in Italia e in Francia non se ne esce», dice, e sottolinea: «La calma sui mercati dopo gli annunci e le decisioni della Bce è ingannevole. Più a lungo questi due grandi paesi non creeranno condizioni per crescita e stabilità, più a lungo la debolezza dell’eurozona continuerà e con essa le pressioni sulla politica monetaria». Colpevoli insomma sono Parigi e Roma e non il rigore a oltranza targato Berlino. «Le misure della Eurotower curano i sintomi ma non la malattia, e tale calma ingannevole e solo apparente è anche pericolosa, perché libera i governi dal pressing per l’attuazione di riforme di struttura necessarie e urgenti, e senza riforme gli investimenti non verranno, e questa politica toglie rischi alle banche per scaricarle sulle spalle del contribuente», aggiunge, sparando a zero di fatto sulle aste Tltro (concessione di crediti bce agevolati alle banche se le banche offriranno più credito all’economia reale) volute da Draghi. Situazione senza precedenti: mai come ora la Banca centrale europea appare spaccata tra due linee, l’interventismo salva ripresa e pro-occupazione del presidente contro la borsa stretta a oltranza made in Germany. Su questo sfondo, tra l’altro, l’incontro di oggi a Berlino tra la Cancelliera Angela Merkel e il primo ministro francese Valls si annuncia d’una tensione . Il miglior risultato della giornata di ieri è l’accordo al G20 sullo scambio automatico d’informazioni sul fisco. Secondo il ministro dell’Economia italiano Pier Carlo Padoan, «è un esempio di riforma strutturale su scala internazionale, nuove regole che cambiano i comportamenti e producono risultati tangibili». Il vertice finanziario G20 si è concluso anche con l’impegno a lavorare per aumentare del 2 per cento la crescita globale, specie puntando su più infrastrutture e investimenti

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