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Weidmann contro la svolta Bce «Così favorisce solo le banche»

Che il presidente della Bundesbank, Jens Weidmann, fosse contrario alle misure annunciate da Mario Draghi al consiglio della Bce del 4 settembre, si sapeva. Ma non che sarebbe uscito allo scoperto con un attacco frontale al termine delle riunioni del G20 finanziario, nel corso del quale, come ha detto il componente del Comitato esecutivo dell’Eurotower, Benoit Coeure – che a Cairns ha sostituito Draghi, impegnato al Parlamento europeo – nessuno ha chiesto alla Banca centrale europea di fare di più. Invece Weidmann è andato giù duro, in un’intervista al tedesco Der Spiegel . «C’è stato un mutamento di strategia fondamentale e un cambiamenti decisivo di politica monetaria per la Bce» ha sostenuto criticando le misure di stimolo all’economia e sostenendo che le iniezioni di liquidità alle banche con l’obiettivo di aumentare i finanziamenti a imprese e famiglie, finiscono in realtà per favorire gli stessi istituti di credito «a danno dei contribuenti». Il capo della banca centrale tedesca critica soprattutto l’avvio del programma di acquisto di Abs, cioè dei titoli bancari cartolarizzati rappresentativi di prestiti a imprese e famiglie, annunciato da Draghi per ottobre, che a suo dire permetteranno alle banche di trasferire sulla Bce, parte dei rischi. Ma non basta. Il presidente della Bundesbank se la prende anche con Francia e Italia che non attuano come dovrebbero le riforme strutturali. «Più a lungo questi due grandi Paesi non creeranno le condizioni per la crescita e la stabilità, più a lungo continuerà la debolezza dell’Europa e con essa le pressioni sulla politica monetaria». 
La presa di posizione di Weidmann chiude in qualche modo il cerchio e segna dei solchi precisi: la sequenza degli interventi è significativa. Inizia il segretario al Tesoro Usa Jack Lew chiedendo all’Europa di fare di più per crescere e di adottare misure di stimolo per sostenere la domanda sulla scia di quanto fatto dagli Usa anche con le azioni di quantitative easing , cioè di acquisto massiccio di titoli pubblici e privati, adottate dalla Federal Reserve. Risponde il ministro delle Finanze tedesco, Wolfgang Schäuble, che rimanda al mittente l’esortazione e sottolinea i rischi di una politica monetaria troppo accomodante, un messaggio di risposta agli Usa ma diretto molto di più all’Europa e alla Bce. Infine Weidmann che il destinatario delle sue critiche lo esprime chiaramente, la Bce e l’Europa. Il solco risalta.
«Forse la Bce non avrà bisogno di introdurre nuove misure di stimolo» dopo che le azioni intraprese negli ultimi tre mesi hanno spinto al ribasso l’euro, osserva Ignazio Visco, il governatore della Banca d’Italia che considera, a differenza di Weidmann corretta e coraggiosa le mosse della Bce. Quanto ai timori legati alla politica troppo accomodante dell’Eurotower, sottolineati dal ministro tedesco che ha parlato specificatamente di bolle immobiliari, Visco richiama le parole del comunicato del G20. «Sì, il rischio potenziale c’è perché i bassi tassi di interesse incentivano l’investimento in attività più rischiose. Ma per ora non ci sono segni diffusi se non in alcuni segmenti limitati. Ed in ogni caso la Bce fa uno stretto monitoraggio e ha gli strumenti e il potere per adottare le misure macroprudenziali necessarie a bloccare il fenomeno nell’eurozona».
Un esempio? «I primi casi si sono avuti nel Regno Unito, in Svezia e anche in Belgio con il risveglio e la salita dei prezzi delle case». Ebbene in Belgio – rivela Visco – la banca centrale ha imposto alle banche un buffer , un accantonamento aggiuntivo, per i mutui immobiliari così da frenare l’esuberanza dell’edilizia. Gli strumenti non mancano, bisogna solo stare attenti e «i rischi non si realizzano: la politica monetaria può restare accomodante così da favorire gli investimenti e sostenere la domanda che nell’area euro continua ad essere debole con una ripresa fragile e una bassa inflazione, e non solo nei paesi sotto stress», come l’Italia.

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