Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

«Webuild, più Italia e ingresso nella manutenzione stradale»

Cambio del mix geografico del fatturato a favore dell’Italia; ingresso nel business della manutenzione delle strade; miglioramento rapporto ordini/fatturato; sigla del contratto in Texas, ma anche capacità di far partire il cantiere per lo stretto di Messina nel giro di sei mesi. Massimo Ferrari, classe 1961, general manager corporate and finance di Webuild ha una visione strategica di quello che potrà essere lo sviluppo del gruppo nato nel 2020 da Salini Impregilo. «Il 2020 è stato un anno fondamentale per noi e per le infrastrutture in generale. Webuild è cresciuta in termini di fatturato e di utile, anche grazie al contributo di Astaldi. Allo stesso tempo abbiamo diminuito i rischi e aumentato in maniera significativa l’occupazione salvaguardando il lavoro di 20mila persone» spiega Ferrari al Sole 24 Ore, partendo dal bilancio dello scorso anno per guardare avanti. Bilancio che ha registrato ricavi combined pari a 6,4 miliardi e un margine operativo lordo (Ebitda) combined di 820,6 milioni, tenuto conto dell’acquisizione del controllo di Astaldi a inizio novembre. E proprio Astaldi contribuirà a un ribilanciamento geografico del fatturato del gruppo nell’ambito di Progetto Italia, un’operazione di consolidamento del settore delle costruzioni in Italia promossa dal gruppo. «A livello geografico – osserva Ferrari – abbiamo quest’anno il 22% del fatturato realizzato in Italia grazie anche al contributo di Astaldi, che ha il 40% dei ricavi realizzato nel nostro Paese. Dovremmo arrivare a una quota fra il 30 e il 40%. È un altro punto fermo del Progetto Italia, per rendere la nostra società più forte sul mercato domestico».

Nodo Recovery Fund

Il progetto di Webuild si inserisce in un piano più ampio che interessa l’intero Paese e che avrà come perno il Recovery Fund, che comunque non sarà sufficiente per far ripartire il settore delle costruzioni in Italia. «Il Recovery Fund prevede per gli investimenti in infrastrutture solo una cifra modesta: circa 32 miliardi di euro in totale, pari a 5 miliardi all’anno. Il governo sta guardando a un più ampio spettro di fonti di finanziamento: da una parte al debito e dall’altra i fondi dell’Europa che verranno rinnovati quest’anno. D’altra parte la media degli investimenti da bilancio pubblico negli ultimi 6 anni è stata di 13,1 miliardi di euro per un totale di 78 miliardi. Se facessimo riferimento solo al Recovery avremmo un calo degli investimenti superiore al 40% e in una situazione di emergenza questo non è possibile» precisa Ferrari, che aggiunge: «Ci sarà un forte investimento nelle infrastrutture che abbiano un impatto positivo sull’ambiente e sulla sicurezza. Ma bisogna trovare una modalità più rapida ed efficiente nel processo autorizzativo. Si è parlato molto del modello Genova: se avessimo seguito le vie ordinarie ci avremmo messo più di 3 anni, invece è bastato 1 anno grazie alla legislazione europea applicata».

Fra Italia e Stati Uniti

Le due principali aree di sviluppo per Webuild saranno l’Italia e gli Stati Uniti. Nel primo caso due le opportunità che il gruppo vorrebbe cogliere: «Siamo interessati ad entrare nel business della manutenzione delle strade puntando sulla sicurezza. La rete italiana è vetusta: la maggior parte dei 16.000 ponti e viadotti ha superato i 50 anni di vita. La questione non è tanto chi possiede le strade, ma il modello di controllo e l’attenzione alla manutenzione per la sicurezza. Vorremmo proporci come general contractor per la manutenzione delle strade con un accordo quadro, che semplificherebbe molto la gestione del concessionario» spiega Ferrari, proseguendo poi sempre parlando dei progetti in Italia: «Per il ponte sullo Stretto siamo pronti a partire, ha avuto tutte le autorizzazioni infrastrutturali, ambientali e dei ministeri. Metterebbe al lavoro 100mila persone da subito tra diretti ed indiretti con un indotto

di 5/6 volte. Inoltre si userebbero materie prime italiane come l’acciaio dell’Ilva. Il contratto era stato caducato ai tempi di Monti perché ritenuto una spesa eccessiva, basterebbe una legge che riattivi la società che era stata costituita per il Ponte di Messina. Per altro tengo a precisare

che a riguardo non abbiamo

in bilancio contenziosi».

Un notevole contributo al portafoglio ordini nel 2021 arriverà, poi, da Oltreoceano con la linea ad alta velocità Dallas-Houston in Texas del valore complessivo di 14 miliardi di dollari. «Per quel che riguarda la commessa sull’alta velocità in Texas siamo in fase molto avanzata. Stiamo siglando

il contratto, poi ci sarà tutto il finanziamento da fare, ma siamo già in contatto anche con banche internazionali. I giapponesi forniranno materiale ferroviario ed equity» sottolinea il manager, che precisa: «Il rapporto ordini fatturato è in miglioramento e quest’anno sarà leggermente superiore a 1. Abbiamo già in tasca 3,5 miliardi di ordini e altre cose importanti sono in arrivo oltre al Texas, e dovrebbero chiudersi entro l’anno. Possiamo dire che il 2021 è iniziato meglio del 2020 pre pandemia e questo ci rende ottimisti sul futuro del settore e del nostro gruppo». Sull’incremento dei prezzi di alcune materie prime, Ferrari osserva: «Bisogna mettere le aziende in condizione di lavorare, anche attraverso lo strumento di revisione dei costi nei contratti. Sarebbe necessario, in alcuni casi, rivedere i contratti in caso di aumento dei prezzi delle materie prime e ripartire i costi con gli enti appaltanti».

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Vogliono trasformare Wall Street nella loro foresta di Sherwood. E per mantenere la promessa di rub...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Il cloud sovrano dove migrare i dati informatici della Pubblica amministrazione sarà gestito solo ...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Se fosse ancora necessario, nelle prossime settimane dal palazzo più importante della giustizia it...

Oggi sulla stampa