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Webuild, maxi commessa per l’alta velocità negli Usa

Con un contratto da 16 miliardi di dollari Webuild, insieme alla controllata americana Lane Construction, si aggiudica la realizzazione del collegamento ad alta velocità tra Houston e Dallas da parte della società Texas Central. «E’ il più grande progetto della nostra storia, ma anche la prima ferrovia ad alta velocità negli Stati Uniti. In Texas non c’era nemmeno la licenza per superare le 150 miglia all’ora», sostiene Pietro Salini, 63 anni, amministratore delegato del gruppo quotato a Piazza Affari e controllato da Salini Costruzioni (44,99%), Cdp Equity (18,68%) Intesa Sanpaolo (5,27%), Unicredit (5,27%)e Banco Bpm (0,67%) .

Capaci di mandare i turisti nello spazio (e forse anche su Marte), gli Usa restano indietro sui treni, perché «sono una federazione di Stati e quando si superano i confini di ogni Stato, tutto si complica. Inoltre è un territorio in gran parte privato: fare espropri e ottenere permesse non è semplice. E ci sono grandi urbanizzazioni», spiega Salini. «Il Texas invece è un grande Stato, con vasti spazi e un territorio relativamente piano, oltre ad essere un’area molto ricca: il Pil tra queste due città vale l’80-90% del Pil italiano».

La nuova tratta ferroviaria, lunga 379 chilometri, con un‘unica fermata intermedia, sarà percorsa in 90 minuti da uno Shinkansen, il treno giapponese ad alta velocità, che però in Texas viaggerà a una velocità massima di 320 chilometri all’ora. Webuild si occuperà di progettare e realizzare il tracciato, il sistema dei binari, i viadotti, gli edifici e i servizi per la manutenzione, per il deposito dei treni e per lo stoccaggio dei materiali. I tempi? «Entro fine anno sarà chiuso il finanziamento che pubblico e privato: puntiamo a realizzare i binari in 5 anni e a rendere la linea operativa entro il sesto anno», afferma Salini. E sottolinea il valore del progetto, perfettamente inserito nel programma di infrastrutture sostenibili lanciato dall’amministrazione Biden. Il treno rappresenterà un beneficio per almeno 100 mila «super pendolari» che si spostano ogni settimana in aereo o in auto, con una riduzione di 101 mila tonnellate annue di gas serra. «Questo contratto vale poco più di 13 miliardi di euro, quindi poco di più della metà del Pnrr italiano dedicato alle infrastrutture. E portiamo nostra filiera», circa 7 mila imprese impegnata nei nostri 18 progetti italiani, che Salini chiama «la nostra supply chain allargata, che ci accompagna nel mondo».

L’Italia accelera: nel 2024 da Milano a Genova in meno di un’ora

Sostenibilità e benefici per la filiera italiana sono due temi cari anche al Ceo di Intesa, Carlo Messina, che ieri si è detto «felice» del contributo e del supporto della sua banca a raggiungere un tale traguardo. Che «dimostra come le imprese italiane siano capaci di competere su tutti i mercati internazionali ed eccellere in quei settori dove tecnologia, ricerca e sostenibilità sono alla base di progetti vincenti».

Se con il progetto texano il Nord America è diventato il primo mercato e rappresenta il 35% del portafogli ordini di Webuild, «grazie a Progetto Italia», il nostro Paese è cresciuto «dal 7 al 28% del portafogli» del gruppo. «Le norme varate con il decreto Semplificazioni e il nuovo decreto Infrastrutture snelliranno le procedure». E «con la nomina dei commissari e la scelta del presidente del Consiglio di avere un ruolo centrale, anche l’Italia cambierà passo», sostiene Salini. Promette che «nel 2024 viaggeremo da Milano a Genova in meno di un’0ra». E che si faranno anche le altre infrastrutture, «come è stato fatto il Ponte di Genova». Insomma: «non perderemo l’occasione del Pnrr, perché non si tratta solo di opere, ma del rilancio dell’economia italiana».

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