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Weber: per far ripartire la crescita in Europa Berlino deve investire di più

Nel tempo delle grandi zuffe europee su come ricostruire la crescita, è a Parigi e a Roma che lui parla. Ma anche a Bruxelles. E a Berlino, la «sua» Berlino: «Evitiamo di cadere in discorsi che rendono le posizioni degli uni e degli altri caricaturali, e che rafforzano le incomprensioni reciproche…». E vuol dire: tutti, proprio tutti, nessuno escluso. Manfred Weber, 42 anni, cristiano-sociale bavarese, è il presidente del più grande gruppo dell’Europarlamento, quello del Partito popolare europeo.
Se c’è qualcuno fra gli eurodeputati tedeschi considerato particolarmente vicino ad Angela Merkel, è proprio lui, Manfred, insieme con Elmar Brok. Il suo album fotografico sul web lo ritrae accanto alla cancelliera, insolitamente solare in una giacca celeste da laureanda. Ma sono altre, oggi, le lauree che l’Ue cerca faticosamente di riconquistare, e la tesi sulla riconciliazione fra crescita e flessibilità si è finora risolta in un muro a muro a coppie fra Renzi e Hollande da una parte, Merkel e Juncker dall’altra. Troppo tempo sprecato, riflette Weber. Ma chi deve fare mea culpa? «La Francia e l’Italia — dice ancora Weber — hanno aspettato troppo per iniziare a condurre le riforme indispensabili per la competitività e la sostenibilità delle loro economie. Questo è un fatto. Sta ai governi francese e italiano assumersi le proprie responsabilità e attuare riforme ambiziose». Ma c’è di più, aggiunge il capogruppo tedesco del Ppe: «La Germania deve investire di più, soprattutto nel settore delle infrastrutture». In soldoni: Berlino spenda di più, per rimettere in marcia l’economia nazionale ma anche europea, attingendo dalle risorse accumulate. E’ lo stesso giudizio emesso dalla Commissione europea sul piano di Stabilità tedesco, un giudizio che nella versione Juncker ha un chiaro accento critico, ma non è una riflessione che si oda spesso nei corridoi della cancelleria o nel partito di Angela Merkel. Weber precisa di non voler criticare la cancelliera o il suo governo, ma ancora una volta c’è anche la Germania, con gli altri governi, fra i destinatari del suo messaggio: «Non è nell’interesse di nessuno alimentare tensioni artificiali e sterili tra i governi e i popoli d’Europa. Gli Stati membri hanno tutti la responsabilità di rimettere in piedi l’economia europea. Le cose miglioreranno solo se ognuno prenderà la propria parte di responsabilità e avanzerà nella stessa direzione».

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