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Web veloce, la Borsa crede al patto tra Telecom e Cdp

MILANO — Telecom mette le ali, su indiscrezioni peraltro smentite, che la società presieduta da Franco Bernabè sia in procinto di sedersi a un tavolo con la Cassa Depositi e Prestiti per dare vita a una società per costruire una nuova rete in fibra ottica. Che Telecom e Cdp abbiano deciso di provare unire le forze è noto da settimane, che abbiano definito i contorni di un accordo e che stiano per iniziare a trattare è stato invece seccamente smentito da entrambe le parti. Eppure le azioni del gruppo telefonico, reduci da una serie di sedute negative, ieri hanno guadagnato il 7,8% a 0,72 euro tra scambi vivaci. Il mercato scommette quindi che non solo la rete in fibra ottica si farà, ma che nonostante la divergenza di vedute sul prezzo e sui tecnicismi di come realizzare l’infrastruttura, Telecom avrebbe comunque un vantaggio a scendere a patti con la Cdp.
Il gruppo guidato da Bernabè difficilmente accetterebbe una valutazione troppo inferiore ai 15 miliardi di euro, per la sua infrastruttura in rame. Viceversa la Cassa che gestisce i depositi postali di è detta ben disposta a investire in Metroweb fino a 800 euro per ogni linea e cablare 30 città, ma ritiene eccessiva la valutazione dell’infrastruttura di Telecom (15 miliardi significa ipotizzare un prezzo di 600 euro per cliente). Spendere cifre mostruose per realizzare una nuova rete, peraltro avrebbe anche l’effetto di svalutare la vecchia infrastruttura in rame di Telecom. Ma costruire un network ex novo, non solo sarebbe molto dispendioso per la Cdp, ma esporrebbe la cassa al rischio di ritorni incerti, a meno di considerare tempi d’investimento molto lunghi. Morale, sia Telecom che Cdp sanno bene che conviene a entrambe provare a trovare una mediazione, piuttosto che farsi concorrenza. Resta il fatto che ancora nessuna delle due parti è pronta a cedere rispetto alle proprie posizioni. E questo vale sia per prezzo che per la tecnologia da adottare. Telecom sostiene che inizialmente basterebbe portare la fibra alla centralina (che dista in media 400 metri rispetto al filo a cui è collegato il telefono) e poi in un secondo momento, si potrebbe portare al fibra in quelle aree dove ci sia una ragionevole e sufficiente richiesta di mercato, per una connessione ultra veloce. La Cdp sostiene invece che nelle aree ad alta densità di popolazione si debba portare fin da subito la fibra in casa, perché cablare solo fino alla centralina creerebbe non pochi disservizi agli utenti. Ma se a livello tecnologico è facile che le due società trovino un punto di equilibrio (arrivando magari a cablare solo i centri delle città più redditizie), sulle valutazioni Bernabè non è disposto a fare sconti. La rete non solo è l’asset principale di Telecom, ma è anche la garanzia di una bella fetta dei suoi 30 miliardi di debiti.

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