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Web tax con un’aliquota al 3%

Aliquota ridotta dal 6 al 3%, ritenuta da parte del committente (e non più a opera del gestore della carta di credito o della banca) e nuova soglia quantitativa per far scattare il prelievo, pari a 3 mila operazioni online nell’arco di un anno solare. Queste le caratteristiche della nuova web tax. Le prestazioni di servizi che vi saranno soggette saranno individuate con un decreto Mef, previsto entro il 30 aprile 2018. Ieri la commissione bilancio della camera ha dato il via libera alla proposta presentata da Francesco Boccia (Pd), che riscrive in gran parte l’istituto nella manovra di bilancio che approderà all’esame dell’aula mercoledì. L’aliquota sarà pari al 3%, cioè la metà di quanto stabilito da palazzo Madama (6%). Sparisce l’obbligo di «spesometro digitale», l’obbligo per professionisti e imprese che acquistano sul web servizi digitali di segnalare tali operazioni all’Agenzia delle entrate. Soggetti passivi dell’imposta saranno coloro che, residenti in Italia o all’estero, effettuano nei confronti di clienti italiani almeno 3 mila prestazioni di servizi in un anno. L’imposta sarà limitata alle operazioni «b2b», ossia nelle quali sia il prestatore sia il committente sono soggetti Iva. Restano pertanto escluse le transazioni effettuate nei confronti dei soggetti privati. Quali saranno questi servizi, però, resta ancora un’incognita, fino all’emanazione del decreto ministeriale. Di certo la platea delle web company interessate dal prelievo non comprenderà i siti di e-commerce (tipo Amazon), ma solo quelli che erogano prestazioni di servizi (pubblicità, come Google o Facebook, ma anche musica o contenuti video in streaming, come Spotify o Netflix). La limitazione alle sole partite Iva sembra concentrare il target del prelievo sul mondo della pubblicità online, rispetto ai servizi di entertainment tipici della clientela privata. In ogni caso, in attesa del dm, la normativa varata ieri contiene qualche elemento di maggiore dettaglio, laddove indica tra le operazioni imponibili quelle perfezionate «attraverso internet o una rete elettronica e la cui natura rende la prestazione essenzialmente automatizzata, corredata da un intervento umano minimo e impossibile da garantire in assenza della tecnologia dell’informazione». La camera ritorna alla soluzione del sostituto d’imposta: sarà il committente a fare la ritenuta, decurtando l’imposta dal prezzo del servizio (al netto di Iva).

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