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Web tax, studi di settore, voucher: oggi fiducia

Si è ulteriormente allungato il treno della manovra correttiva da 3,4 miliardi nel 2017 concordata con Bruxelles. Nel passaggio alla Camera, che oggi darà il suo via libera votando anzitutto la fiducia al maxiemendamento identico al testo licenziato dalla commissione Bilancio, si sono aggiunti alcuni vagoni. A cominciare dal “dopo voucher”, sotto forma di contratto di lavoro occasionale con sistema a due tetti per piccolissime imprese e lavoratori e libretto famiglia, e dalla cosiddetta web tax transitoria. Con il restyling operato a Montecitorio, con tanto di pioggia di micro-misure – dai 4 milioni all’Eliseo di Roma (contestata da Agis e teatri) allo stop ai “risciò” nei centri storici -, hanno fatto il loro ingresso nel maxi decreto le misure per facilitare la cartolarizzazione dei crediti deteriorati ed escludere i fondi pensione (ma non le Casse di previdenza) dal rischio bail in. Addio agli studi di settore con l’introduzione per 3,5 milioni di contribuenti degli indici di affidabilità fiscale. E addio anche alle monetine da 1 e 2 centesimi. Come chiedevano le imprese è stata poi riscritta la stretta sull’Ace (Aiuto alla crescita economica) con una rimodulazione del coefficiente su cui calcolare la base Ace che non sarà più sugli ultimi 5 anni. Confermata invece la versione originaria della manovra sul versante delle clausole di salvaguardia fiscali che restano fissate, seppure in forma in parte ridotta, al 1° gennaio 2018 ma per un importo più contenuto: 15,2 miliardi anziché 19,6.
Il Governo, comunque, conferma l’impegno di una sterilizzazione completa. A ribadirlo è stato ieri in Aula il viceministro all’Economia, Enrico Morando: «Le clausole le abbiamo introdotte noi negli anni e non la Ue. Noi siamo responsabili del non farle scattare, ci siamo impegnati nel Def in tal senso e con questo provvedimento le abbiamo ridotte». La navigazione del testo a Montecitorio non è stata tutta in discesa. Con la tensione salita alle stelle sulle misure alternative ai voucher per il braccio di ferro tra Pd e “bersaniani”, che non voteranno la fiducia alla Camera e neppure al Senato dove il passaggio del testo sarà breve alla luce dello stop ai lavori della prossima settimana per la tornata delle amministrative ma anche per l’avvicinarsi della scadenza del decreto (24 giugno).
Sono almeno tre le novità fiscali di peso introdotte alla Camera. La prima è l’avvio di un percorso che dovrà portare a una tassazione anche delle big del web. Il presidente della “Bilancio”, Francesco Boccia, ne ha fatto una questione di principio e, pur non avendo mai firmato un emendamento nel corso della sua presidenza, si è intestato il ritocco con cui arriva una web tax transitoria o meglio una collaborazione rafforzata tra il Fisco italiano e le imprese digitali con ricavi superiori al miliardo e che operano in Italia senza stabile collaborazione. La seconda novità fiscale di peso è il taglio di almeno 25 giorni nei tempi di erogazione dei rimborsi Iva, soprattutto quelli legati allo split payment sempre più a maglie larghe. Infine, l’addio agli studi di settore per 3,5 milioni di partite Iva che dal 2018 progressivamente saranno sostituiti da gli indici sintetici di affidabilità fiscale. Una sorta di pagella da 1 a 10 che il Fisco darà ai contribuenti più fedeli. Più alto il voto più alto sarà il regime premiale come la riduzione degli anni di accertamento e l’esclusione dal redditometro. Da ricordare anche la possibilità concessa agli incapienti di cedere a terzi (banche e finanziarie incluse) l’ecobonus per i condomini.
Tra le altre novità introdotte le risorse per la stabilizzazione dei precari della scuola, i fondi in più per le funzioni fondamentali delle province e per la manutenzione delle strade. Nel capitolo dedicato al terremoto anche la possibilità di variare la destinazione d’uso dell’immobile soggetto a interventi di restauro o risanamento. La manovra ha fatto posto anche al salvataggio da 600 milioni di Alitalia e ai finanziamenti per il G7 di Taormina ormai concluso. Tra le grandi assenti la misura per garantire i fondi alle università (si veda l’articolo in basso) e la disciplina delle perdite per i contribuenti che entrano nel nuovo “regime per cassa”. Due norme che potrebbero essere recuperate con un nuovo provvedimento d’urgenza, magari quello con cui il Governo punta ad assegnare le risorse per il Sud.

Marco Mobili
Marco Rogari

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