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Web tax Padoan: dal 2019 regole compatibili con i criteri internazionali. Proposto un prelievo del 6% Mario Sensini

«C’è un emendamento parlamentare che è stato accolto, che sarà accolto, che introduce la web tax dal 2019. Noi riteniamo che questa sia compatibile con le norme internazionali» dice il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, da Bruxelles. L’Ecofin ha appena deciso di avanzare sulla tassazione dei servizi digitali offerti sul web, seguendo il criterio della stabile organizzazione virtuale, e la tassa appena approvata dal Senato, che qualcuno riteneva un po’ velleitaria, s’ irrobustisce.

La web tax proposta da Massimo Mucchetti (Pd) prevede un’aliquota del 6% sul fatturato dei servizi immateriali prestati alle imprese attraverso internet o reti telematiche dalle imprese non residenti. Non riguarda i privati e non si applica al commercio elettronico ma ai servizi, come la pubblicità online, le prenotazioni di voli, alberghi, l’intermediazione di affitti, anche se gli ambiti di applicazione dovranno essere decisi più avanti dal Ministero dell’Economia. Colpirebbe solo chi non ha una stabile organizzazione in Italia, come hanno ormai Google e altre imprese, dopo gli accordi raggiunti col fisco italiano.

Ad applicarla sarebbero le banche e gli intermediari attraverso i quali si effettuano i pagamenti. Su 1.000 euro pagati da un’impresa per la pubblicità online, ad esempio, verrebbero trattenuti e versati all’erario 60 euro. Il fisco riconoscerebbe un pari credito di imposta al fornitore del servizio che se è italiano può far valere in compensazione di tasse, contributi, ritenute d’acconto, ma che se ha sede in paesi dalla fiscalità privilegiata, come molti giganti del web, non potrebbe “monetizzare”. Le piccole imprese fino a 50 mila euro di fatturato, “minimi” e “forfettari” sarebbero esenti dal pagamento.

Francesco Boccia, presidente della Commissione Bilancio della Camera, ma anche altri deputati Pd come Gian Paolo Galli e Sergio Boccadutri, sono convinti che la tassa sia migliorabile. Gli ultimi due sostengono che penalizzerebbe le società italiane, che pagherebbero quei servizi più cari, e che il credito di imposta non sarebbe fruibile da molte piccole imprese nazionali e da quelle europee. Boccia, tra i primi a parlare di web tax, è convinto la strada da percorrere sia quella già battuta della stabile organizzazione, anche virtuale, come dice l’Ecofin. «Se si vuole una tassa sulle transazioni tanto vale farla più bassa e applicarla a tutto, e-commerce compreso. Con l’1% arrivano 800 milioni» dice Boccia. Il governo è pronto a qualche aggiustamento, come la compensazione per le banche che fanno i sostituti d’imposta. Ma dopo le parole di Padoan sembra difficile immaginare grandi stravolgimenti.

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