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Web tax, l’accordo entro fine anno

L’accordo sulla web tax arriverà entro la fine dell’anno e potrebbe essere siglato a luglio durante il G20 a Venezia. È quanto ha sottolineato Pascal Saint-Amans, direttore del centro di politica e amministrazione fiscale dell’Ocse, durante l’audizione nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’Irpef alle commissioni riunite Finanze di Camera e Senato. Saint-Amans ha evidenziato che è importante che le imprese con guadagni ampi e che si sono avvantaggiate della crisi vengano tassate laddove svolgono le loro attività, aggiungendo che il raggiungimento dell’accordo permetterà ai paesi in cui hanno luogo le vendite di recuperare di più. Ha inoltre sottolineato come il secondo pilastro dell’attuale lavoro dell’Ocse, è il varo di una tassa minima mondiale sulle imprese, introdotta negli Stati Uniti dal 2017 al 17,5%, ma che verrà aumentata al 21% da Biden. L’Ocse, come evidenziato da Saint-Amans, mira ad arrivare a un’imposizione minima fiscale esigente, sempre a luglio o entro la fine dell’anno. Con riferimento alla riforma dell’Irpef, Saint-Amans ha innanzitutto riconosciuto come il sistema Irpef sia ben progettato, in quanto progressivo e più redistributivo rispetto ai sistemi di molti altri paesi Ocse, e in quanto l’imposta contribuisce in modo significativo al gettito totale italiano. Tuttavia, ha sottolineato come l’imposta gravi in modo eccessivo sui redditi da lavoro, evidenziando che l’onere fiscale complessivo sul reddito da lavoro in Italia è elevato rispetto alla maggior parte dei paesi Ocse. Saint-Amans ha affermato che: «In Italia il peso del cuneo fiscale sui redditi da lavoro dipendente, che comprende sia le imposte fiscali sia i contributi sociali, è molto alto rispetto agli altri paesi europei questo è un disincentivo all’occupazione». Inoltre, ha proseguito, il progetto di riforma deve considerare che in Italia «la progressività della tassazione sale in maniera molto forte sui redditi medi. Non avete, ad esempio come in Francia, un’aliquota zero, ma si parte subito con aliquote piuttosto alte». Per migliorare il sistema, Saint-Amans ha affermato l’importanza di correggere la differenza attuale troppo grande tra la fiscalità sul reddito da lavoro e quella sul reddito capitale, attraverso un’armonizzazione della fiscalità del capitale, aumentandola o rivedendola su una linea di progressività. Saint-Amans ricorda che l’introduzione da parte di numerosi paesi, tra cui l’Italia, di una tassazione più bassa del reddito da capitale derivava da un lato, dalla volontà di incentivare il risparmio, dall’altra, dalla volontà di evitare che i contribuenti nascondessero redditi e patrimoni off-shore. Saint-Amans ha però sottolineato che oggi, a fronte dell’adozione e dell’efficacia dello scambio automatico di informazioni sui conti finanziari tra le amministrazioni fiscali sia necessario e possibile considerare la possibilità di reintrodurre un certo grado di progressività nella tassazione del reddito da capitale. In particolare, pur riconoscendo che il sistema di scambio automatico di informazioni non abbia raggiunto ancora la massima potenzialità, è comunque un progresso che modifica la dinamica in positivo, eliminando in parte la necessità di evitare un’eccessiva tassazione del capitale per disincentivare il suo spostamento in altri paesi. Saint-Amans ha poi aggiunto che la rimozione di una serie di agevolazioni fiscali sui redditi da capitale personali ridurrebbe anche le distorsioni indotte dalla tassazione nell’allocazione del portafoglio di risparmio, aumentando sia l’efficienza che l’equità.

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