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Web, più tutela ai contenuti video

di Andrea Altavista  

Trentacinque ore di video caricate su YouTube ogni minuto. «La dimensione è la nostra forza ma anche il nostro rischio», commenta Dara Nasr, responsabile di YouTube nel Regno Unito.

Vale per YouTube come per qualsiasi altro social network. Quando fa ricorso per motivi di business a un sito internet, l'azienda accetta di correre un rischio legale.

«Nel caso dei social network», spiega Susan Barty, socio di tecnologia e litigation di Cms Cameron McKenna, «il rischio è proporzionale alle opportunità di marketing offerte dalla piattaforma stessa».

Diffamazione o informazione negativa, pubblicità online, riproduzione di contenuti coperti da copyright, privacy e contrattualistica.

Questi sono solo alcuni degli aspetti seguiti dai legali specializzati in diritto internet, un ambito di lavoro in crescita e soggetto a una costante evoluzione normativa.

Uno dei casi più recenti è la guerra scoppiata tra Google e i siti americani my Triggers, Source Tool/Trade Comet e l'inglese Foundem che hanno accusato il motore di ricerca più famoso al mondo di ridurre il traffico sui loro siti attraverso la manipolazione dei risultati della ricerca.

Google ha invece già accettato di pagare 8,5 milioni di dollari a Eva Hibnick, cittadina della Florida che si era affidata allo studio legale Audet & Partners LLP per intentare una class action relativa alla privacy violata dal servizio Google Buzz.

Il fronte è caldo anche nel nostro paese.

In Italia l'Antitrust ha appena chiuso l'istruttoria per possibile abuso di posizione dominante nei confronti dello stesso Google, accettando gli impegni presentati dal motore di ricerca.

In Tribunale la società di Mountain View si era affidata a Mario Siragusa, socio di Cleary Gottlieb. L'istruttoria era stata aperta nell'agosto del 2009 su segnalazione della Fieg, la Federazione italiana degli editori di giornali. L'abuso di posizione dominante era legato al servizio Google News, che nella versione italiana indicizza e aggrega articoli giornalistici da centinaia di siti rispettando alcuni contratti pubblicitari con la divisione pubblicitaria AdSense.

Gli impegni presentati da Google sono ora stati resi obbligatori dalla decisione dell'Antitrust e hanno reso possibile agli editori di testate giornalistiche online l'esercizio di un maggiore controllo sui propri contenuti nell'ambito del servizio News.

In questo settore l'evoluzione normativa è quotidiana e per gli avvocati l'aggiornamento deve essere costante. Il 2010 si era infatti concluso con una novità per i siti che ospitano video generati dagli utenti.

Due delibere appena pubblicate dall'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) hanno infatti equiparato YouTube, Daily Motion, Vimeo e gli altri siti che ospitano video a servizi radiotelevisivi.

Allo stesso tempo queste delibere riconoscono una parziale responsabilità editoriale di queste piattaforme, responsabilità che grava sull'ultimo attore della filiera del video. Quindi non l'utente, ma chi aggrega e organizza i contenuti.

Le law firm coinvolte nell'assistenza quotidiana alle aziende che operano in un ambiente internet sempre più sociale sono sia boutique specializzate, come quella dell'avvocato Guido Scorza, che network internazionali che hanno strutturato practice ad hoc.

Gli addetti ai lavori riportano un aumento del lavoro nel settore, stimato fino al 50% nei prossimi 12 mesi. Si tratterà soprattutto di consulenza stragiudiziale relativa agli accordi tra i colossi del settore, ma anche tra le aziende e i singoli cittadini che fanno leva sulla privacy violata o sulle condizioni di utilizzo per ottenere risarcimenti ingenti.

Anche perché Google e concorrenti non dimenticheranno facilmente il caso di Eva Hibnick.

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