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Wall Street, un giorno da dimenticare

di Marco Valsania

Wall Street è stata scottata dalla paura di una nuova recessione e dall'aggravarsi delle tensioni globali, anzitutto la crisi del debito in Europa. La seduta, in un crescendo di perdite, ha schiacciato tutti i principali indici: il Dow Jones ha lasciato sul parterre 512 punti, il 4,31 per cento. Lo Stardard&Poor's ha fatto anche peggio, precipitando del 4,78%, e il Nasdaq è arretrato del 5,08 per cento. Un giovedì nero, abbastanza per spingere con decisione la Borsa a varcare la soglia di una correzione, cioè di una flessione superiore al 10% rispetto ai recenti massimi di inizio maggio. E per allungare sui mercati l'ombra di cadute di oltre il 20%, che trasformerebbero la correzione in un bear market, il mercato dell'Orso, una protratta stagione ribassista. Le perdite hanno accelerato il passo nell'ultima ora di scambi facendo temere ulteriori "frane" nelle prossime giornate. In due settimane il Dow Jones ha battuto in ritirata di oltre 1.200 punti ed è ormai in passivo dall'inzio dell'anno.

La fuga generalizzata dagli asset considerati più rischiosi – quali le azioni – ha visto gli investitori scettici sulla capacità delle autorità americane e internazionali di contenere la crisi dare la caccia a beni rifugio: con il dramma politico di un default americano alle spalle, i Treasuries hanno spiccato il volo. I titoli a due anni hanno visto i rendimenti, che si muovono in modo inverso ai prezzi, scivolare fino ai minimi record dello 0,26%, mentre lo yield sui bond decennali è scivolato al 2,45% dal 2,62 per cento. Altro specchio del grande nervosismo: l'indice della volatilità di Borsa, il Vix della Borsa di Chicago, si è impennato del 30 per cento.

«La diga si è rotta», ha detto concitato Peter Kenny, managing director di Knight Capital. «Siamo davanti a una resa degli investitori, che colpisce vaste classi di asset, indiscriminata e con volumi elevati di scambi». Ancora: «L'umore – ha incalzato Mike Ryan, chief investment strategist di Ubs Wealth Management Americas – è pessimo. Il mercato avrebbe bisogno di prove che l'economia non sta cadendo in recessione». Nouriel Roubini, tra i primi a lanciare l'allarme sul collasso immobiliare del 2008, ha a sua volta parlato di un'economia statunitense «sull'orlo di ricadute in recessione» e di un'euro zona in condizioni critiche perché, ha affermato, «Italia e Spagna perderanno l'accesso ai mercati».

L'ondata di vendite si è abbattuta sulla Borsa fin dai primi minuti, intensificando una tendenza negativa che aveva dominato nove delle ultime dieci sedute. Gli investitori hanno subito fatto i conti con nuovi dati deboli sul mercato del lavoro: i sussidi settimanali di disoccupazione sono rimasti inchiodati a livelli elevati, 400mila domande, segno che il tasso dei senza lavoro e la creazione di impieghi in luglio, attesi oggi, potrebbero deludere. Nei giorni scorsi la crescita statunitense del primo semestre dell'anno si è fermata allo 0,8%, indicando un'espansione in panne. Se già gli analisti denunciavano una growth recession, una crescita tanto fragile da mantenere di fatto l'economia reale in recessione, ora è tornato con forza lo spettro del double dip, una nuova aperta crisi.

Le notizie dai mercati internazionali hanno peggiorato il clima. La decisione della Banca centrale europea di riprendere iniziative contro la bufera sul debito nel Vecchio continente, attraverso acquisti di bond governativi, è stata letta come sintomo di preoccupazione dei governi e di un contagio irrefrenabile. Neppure la prospettiva che negli Stati Uniti la Federal Reserve, davanti all'assedio d'una crisi globale, possa far scattare una nuova manovra di Quantitative Easing, un terzo stimolo straordinario alla liquidità, ha calmato i nervi: la sua efficacia, qualora decollasse, è considerata dubbia. «Gli investitori in questo clima stanno accumulando più liquidità possibile», ha commentato Stephen Massocca di Wedbush Morgan.

I titoli più penalizzati sono stati in settori sensibili alla crescita, dall'energia alle materie prime. Alcoa nell'alluminio ha ceduto il 7% ed Exxon Mobil, con le quotazioni del greggio scese di quasi il 6%, ha ceduto il 5 per cento. Anche titoli industriali e finanziari hanno sofferto: Caterpillar ha ceduto il 7%, e Bank of America l'8 per cento. Boeing ha perso il 6 per cento. La grande catena di abbigliamento Gap è caduta dell'11 per cento. Tra i tecnologici Yahoo ha perso il 7 per cento. Quasi la metà dei titoli dello S&P 500 sono in calo di oltre un quinto di loro massimi dell'anno.

 

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