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Wall Street, un affare per ricchi Negli Usa l’1% ha il 53% dei capitali

A Wall Street pochi paperoni hanno sempre di più. Con buona pace dei tanti (troppi) proclami sulla “democratizzazione” dei mercati. La prova? La fornisce la Fed. Secondo la Banca centrale statunitense l’1% degli americani più ricchi, tra azioni e fondi d’investimento, possiede, alla fine del primo trimestre del 2021, la bellezza di 19.990 miliardi di dollari. Un valore che è il più alto da quando la Federal reserve ha avviato la raccolta dei dati sulla distribuzione della ricchezza delle famiglie statunitensi. Cioè: dal 1989. In termini percentuali significa che l’1% della popolazione Usa più facoltosa ha il 53,5% dei “corporate equities” e “mutual fund shares” in mano a tutti gli americani. La cifra impressiona. Anche perché, pure allargando la quota di “ricconi” considerata, l’impostazione di fondo non cambia. Da una parte, il solo 10% degli statunitensi maggiormente abbienti ha 33.590 miliardi in azioni e funds; dall’altra, il rimanente 90% si accontenta di 4.240 miliardi di dollari.

I fondi pensione

Certo! Bisogna dapprima tenere conto dei fondi pensioni, i quali sono molto diffusi negli Stati Uniti. La somma detenuta nei “pension funds” dal ceto medio (compreso tra il 50 e 90% della ricchezza Usa) arriva a 12.910 miliardi di dollari (910 miliardi quelli nelle mani dell’ultima metà più povera). Non solo. L’incremento del valore di azioni e fondi è anche, e soprattutto, l’effetto del continuo rialzo delle quotazioni di Wall Street.

Ciò detto, tuttavia, il valore segnaletico del record resta. In primis perché, rispetto ai fondi pensione, la quota maggiore (48,8%) è comunque nelle mani del secondo percentile più ricco (90-99% delle ricchezze a stelle e strisce). Poi perché l’ampio numero di persone della middle class titolari di pension funds fa sì che il guadagno del singolo sia inferiore a quello di un Paperone. Infine perché, a fronte del boom dei social finanziari e delle piattaforme online di scambi, molti avevano sottolineato il peso ormai rilevante dell’investitore retail. Il che, almeno su fronte della ricchezza finanziaria, non pare essere così.

Il ruolo del retail

Già, non pare essere così. Ma, allora, tutta l’enfasi sul popolo di Robin Hood o Wallstreetbets? A ben vedere non può negarsi che i forum in Internet abbiano, in particolare in America, acquisito un ruolo rilevante tra i partecipanti al “gioco” dei listini. La piattaforma riconducibile a Reddit, ad esempio, vanta oltre 10 milioni di “degenerati” (così si autodefiniscono i partecipanti al forum). Una forza d’urto che, come si è visto nei casi quali quello di GameStop, è in grado di mettere in difficoltà blasonati hedge fund. Inoltre le politiche fiscali espansive di Washington, unitamente agli inesistenti costi commissionali di molte piattaforme di trading, hanno agevolato la corsa in massa dei piccoli investitori verso la Borsa.

Il retail però da un lato, salvo casi non rilevanti sui grandi numeri, rimane piccolo; e, dall’altro, contribuisce (almeno finora) al rialzo del mercato Usa. In un simile contesto, alla fine, i veri beneficiari sono coloro che hanno grandi patrimoni investiti. Non il giovane che, portando a casa una plusvalenza di qualche migliaio di dollari, pensa di essersi arricchito. Bensì i Paperoni (quelli veri) che, seppure in maniera indiretta, si avvantaggiano della stessa corsa del retail a Wall Street. Una caccia al guadagno la quale, contribuendo (insieme alle politiche monetarie espansive delle banche centrali) a sostenere il rally, fa lievitare il patrimonio borsistico dell’1% più ricco.

Fin qui alcune suggestioni rispetto alla ricchezza in sé. Quale, invece, la situazione riguardo alla razza? Beh, com’è facile immaginare, la disuguaglianza, seppure diminuita nel corso degli anni, si replica. Sempre secondo la Fed i bianchi possiedono l’89,5% di stocks e fondi d’investimento in mano agli americani. I neri (1,1%) e gli ispanici (0,5%) si accontentano delle briciole. Gli “altri”, essenzialmente asiatici, arrivano all’8,9%. Certo, può obiettarsi: la ricchezza non è solo quella azionaria. Ci sono, ad esempio, gli immobili o gli investimenti in società private. Vero! E tuttavia, guardando ai total asset, da una parte la quota in mano ai bianchi rimane su livelli elevati all’82,9% (4,6% per gli afroamericani); e, dall’altra, il 10% più ricco possiede il 64,8% (sempre dei total asset) contro il 35,2% del restante 90% della popolazione. Insomma: la disuguaglianza “made in Usa” è nei numeri della Fed. Una situazione che viene replicata nel Vecchio continente? Secondo i calcoli di vari economisti (ad esempio Thomas Piketty) in Europa Occidentale la quota di reddito totale fatta propria dal 10% con il reddito più alto è passata da meno del 30% negli anni ’80 ad oltre il 35% di oggi. Vale a dire: seppure la dinamica di fondo è la medesima, le differenze sono più contenute. Chi mitizza il “laissez fair” a stelle e strisce, nonostante il nuovo corso dell’ammistrazione di Joe Biden, e critica il modello europeo dovrebbe fermarsi e ragionare di più sui numeri.

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