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Wall Street torna a comprare Italia

di Marco Valsania

Gli Stati Uniti prendono nota dei segnali di miglioramento in Italia e delle schiarite sul rischio-paese. Dopo la missione del primo ministro Mario Monti, accolto con attestati di grande stima sia nelle sale della politica di Washington che tra i protagonisti dell'alta finanza a New York, adesso anche il Wall Street Journal, approfittando del successo di un'asta di titoli governativi, mette nero su bianco i passi avanti che l'Italia ha compiuto sui mercati nello scacciare lo spettro di tracolli e nel riconquistare fiducia.
«Gli investitori hanno cominciato a dare all'Italia chance superiori di evitare una crisi fiscale rispetto alla Spagna», ha scritto il quotidiano commentando l'asta. E ha messo in evidenza la flessione nei rendimenti dei titoli decennali nel 2012: da poco meno del 7% al 4,83 per cento. Mentre nello stesso periodo gli stessi titoli spagnoli sono variati di poco, al 5,13% dal 5,20 per cento. Una tendenza, appunto, che dal 2 marzo ha visto il rischio Italia scivolare sotto il rischio Spagna.
Il giudizio del Journal non è isolato. «I gestori di portafoglio appaiono meglio disposti e più ottimisti – dice Mickey Levy, chief economist di Bank of America e uno dei più attenti osservatori delle piazze finanziarie e della politica monetaria internazionale –. È maturata la percezione che con la leadership di Monti le riforme possano essere attuate». O, per usare le parole del Journal: il suo esecutivo composto di tecnici, agli occhi di un crescente numero di operatori statunitensi, sarebbe «in larga misura riuscito a togliere la politica dal processo di riforma fiscale del paese».
Il generale voto di fiducia potrebbe rivelarsi importante, oltre che per l'immagine dell'Italia, per le sue rispercussioni concrete. Potrebbe tranquillizzare gli investitori d'oltreoceano, da grandi fondi a risparmiatori e imprese, e facilitare riequilibri della loro esposizione, dopo l'ondata di scetticismo sulle prospettive del Vecchio continente e della sua cosiddetta periferia, Italia compresa. Gli spiragli si sono già moltiplicati nelle ultime settimane: «È stato impressionante quanto rapidamente è cambiato il sentimento nei confronti dell'Italia», ha detto Charlie Himmelberg di Goldman Sachs. Le schiarite cominciano a intravvedersi sul campo e potrebbero attrarre sempre più protagonisti della finanza: il Fidelity Overseas Fund, con tre quarti del portafoglio in tutta Europa, vanta guadagni del 14% quest'anno. Lo Scout International Fund è alla caccia di specifici titoli di aziende che considera promettenti anche in Italia, del calibro di Luxottica. E alcuni fondi, noti e meno noti quali Pension Partners, stanno considerando nuovi investimenti nella periferia europea e in Italia.
La strada, però, è ancora lunga: nei passati sei mesi fondi con forte esposizione internazionale e anzitutto al Vecchio continente hanno visto la fuoriuscita di quasi sette miliardi di dollari. Molte banche europee hanno trovato forti difficoltà nell'approvvigionarsi di finanziamenti in dollari dai fondi del mercato monetario, costringendo le autorità a interventi d'emergenza. I progressi, inoltre, non significano che i dubbi sul futuro vengano meno. C'è chi ritiene che i recenti acquisti di bond italiani debbano trovare ulteriori conferme, per verificare che non si tatti di transazioni di breve periodo. E chi, a cominciare dallo stesso Wall Street Journal, sottolinea come accanto a segnali di recupero siano presenti i provvedimenti di austerità che tengono sotto pressione il Paese e la sua economia.
«I problemi dell'Italia non sono risolti – dice Levy di Bank of America –. Il rischio, dunque, non è svanito e gli investitori lo sanno. I bassi rendimenti dei bond sono tuttora anzitutto il risultato delle azioni della Bce, che ha eliminato i rischi estremi. Ma, tanto più in un clima recessivo, servono ora riforme pro-crescita, sul lavoro, la regolamentazione, la produttività. E il Governo dovrà dimostrare di saper gestire le aspettative di tutti, compresi i mercati».

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