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Wall Street ringrazia la Fed in «stand-by»

È arrivato, tanto atteso dai mercati, il market mover del mese. La Federal Reserve ha lasciato i tassi invariati allo 0-0,25%, riducendo le misure di stimolo monetario di altri 15 miliardi (ora del piano originale di riacquisti di bond per 85 miliardi al mese rimangono soltanto 15 miliardi). Ma soprattutto la Banca centrale Usa ha ribadito nel comunicato successivo alla decisione che i tassi rimarranno bassi «per un periodo di tempo considerevole». Parole che hanno allontanato le attese per una «stretta» che qualche giorno fa pareva quasi immediata, spingendo ai massimi storici Wall Street, indebolendo i Treasury e rilanciando il dollaro (l’euro ha ripiegato sotto quota 1,29).
In precedenza le Borse europee si erano mosse praticamente al buio, complice il differente fuso orario. Trascinate dalle nuove manovre di stimolo avviate dalla Banca centrale cinese – che ha messo a disposizione nuova liquidità per 500 miliardi di yuan (circa 81 miliardi di dollari) nel sistema bancario con lo scopo di frenare il rallentamento della seconda economia mondiale e per mantenere l’obiettivo di crescita annuale al 7,5% – le azioni europee hanno vissuto una giornata al rialzo.
Il clima è poi migliorato dopo la pubblicazione del dato dell’inflazione negli Usa, che ha subito una flessione dello 0,2% ad agosto rispetto al mese precedente (inflazione a 1,7% su base annua). Un dato non di poco conto, in ottica di politica monetaria, dato che ha spinto molti operatori a ipotizzare un ritardo da parte della Fed sul timing del rialzo dei tassi già prima dell’esito del Fomc serale.
Da non dimenticare poi il fattore Scozia, dove oggi si vota per l’indipendenza, ma dove rispetto alla scorsa settimana (quando era stato pubblicato un sondaggio che dava i «sì» indipendentisti al 51%) il quadro sembra cambiato: ieri tre sondaggi di diverse fonti indicavano che gli unionisti sono in vantaggio di quattro punti percentuali rispetto a chi è a favore dell’indipendenza dal Regno Unito. Questi fattori hanno dato ottimismo agli indici azionari, con il Ftse Mib di Piazza Affari – che si conferma uno degli indici più volatili nel bene e nel male in Europa – che ha indossato la maglia rosa, chiudendo con un rialzo dell’1,55% contro il +0,54% dell’Eurostoxx 50. In grande evidenza i bancari (tra i più penalizzati nelle ultime sedute) che si apprestano a chiudere oggi i finanziamenti Tltro alla Bce, con Banco popolare (+3,08%) e Ubi banca (+3,87%) sugli scudi.
Sul mercato obbligazionario lo spread tra il Btp e il Bund ha chiuso in lieve calo a 137 punti (rispetto ai 141 della vigilia) con un rendimento del decennale italiano al 2,42%. Differenziale Bonos-Bund a 123, con i tassi titoli spagnoli a 10 anni scesi al 2,28% (dal 2,34% del giorno precedente). Sul mercato primario, invece, colpisce (anche se ormai non fa più notizia) il successo dell’asta tedesca di titoli a due anni piazzati a un tasso negativo (-0,07%): si tratta del minimo storico su questa scadenza. Per quanto sotto zero, il rendimento ha attirato molti investitori dato che la domanda ha raggiunto i 7,579 miliardi di euro a fronte di un importo massimo di offerta di 4 miliardi, con un rapporto di copertura pari a 2,3. Nell’era dei rendimenti negativi (con il tasso sui depositi presso la Bce a -0,2%) accade anche questo.

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