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Wall Street dopo il rimbalzo record affronta il primo calo di utili dal 2016

Wall Street ha archiviato il trimestre migliore in quasi un decennio, con gli indici ai massimi dopo le turbolenze degli ultimi mesi del 2018. Ma con le preoccupazioni sulla salute dell’economia e dei mercati in aumento, i conti delle società americane in arrivo a partire dai prossimi giorni, relativi al primo trimestre dell’anno, dovrebbero rappresentare un serio banco di prova: stando alle stime della società di ricerca FactSet gli utili delle principali 500 società americane, danneggiati da flessioni diffuse dalla tecnologia all’energia, diminuiranno del 4,2% rispetto allo stesso periodo 2018. Se confermato, l’arretramento sarà un netto capovolgimento di fronte rispetto alla crescita del 2,8% immaginata ancora a inizio gennaio. E la prima contrazione dei profitti della Corporate America dal secondo trimestre del 2016, quando era stata del 3,2 per cento. I ricavi delle società dello S&P 500 potrebbero tuttora crescere ma ad un passo del 4,7%, il più debole in quasi tre anni. Anche tenendo conto dell’abitudine storica delle aziende a battere le previsioni, una contrazione dei profitti resta nelle carte, forse attorno allo 0,3 per cento. E appare oggi foriera di un secondo trimestre con performance a crescita zero – sollevando lo spettro di una recessione dei profitti – prima di tornare a faticosi rialzi nella seconda metà dell’anno.

Alla vigilia della nuova stagione delle trimestrali, che vedrà venerdì presentarsi all’appello i colossi bancari JP Morgan e Wells Fargo, gli analisti continuano a produrre report accomunati dalle medesime conclusioni: ricavi da trading in calo per le banche d’affari; fatturato e profitti medi in diminuzione per le aziende del S&P 500, più accentuati se le società sono esposte al commercio con l’estero. Per settore, la più sostenuta marcia degli utili è adesso anticipata nelle utilities (+4,7%) e nella sanità (4%, con il solo comparto farmaceutico in declino); gli scivoloni più pronunciati nell’energia (-20,1%), nei materiali di base (-11,7%) e nel tech (l’information technology è attesa ad un -10,6%, con cali particolarmente accentuati di Apple). Energia e tech sono anche in predicato per flessioni del giro d’affari.

Pesano sull’economia e di riflesso sulle imprese le tensioni per la guerra commerciale tra Stati Uniti e Cina, il dollaro forte e il rallentamento dell’economia domestica ma soprattutto globale, in particolare in Asia e Europa. Secondo gli analisti, le grandi aziende americane raggruppate nell’indice S&P, in particolare, nel primo trimestre avranno così un andamento a due velocità. Crescita un po’ più solida per quelle che concentrano le loro attività negli Stati Uniti: per le aziende che hanno più del 50% di vendite negli Usa gli utili dovrebbero aver marciato ad un passo dell’1% nei primi tre mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo del 2018. Al contrario, le aziende americane con oltre metà del fatturato all’estero vedranno calare in media i profitti dell’11,2%, rispetto al medesimo trimestre dell’anno scorso.

«Gli investitori – dice Rebecca Patterson chief investment officer di Bessemer Trust – hanno sottovalutato l’impatto della guerra commerciale, così come il rallentamento di Cina ed Europa». Proprio deboli dati congiunturali e incognite hanno contribuito ad accelerazioni di allarmi utili da parte delle stesse imprese nelle ultime settimane: su 107 che hanno offerto una guidance trimestrale, il 74% ha lanciato allarmi profitti. Contemporaneamente sono scattati i tagli a tambur battente delle stime da parte degli analisti, con una revisione d’insieme al ribasso degli utili per azione (Eps) salita ormai al 7,3% per le aziende del S&P 500 da inizio d’anno, più che doppia rispetto alla media dell’ultimo quinquennio e capitanata ancora una volta da energia, materiali e hi-tech. Apple, barometro di grande influenza tornata leader della market cap davanti a Microsoft e Amazon, darà i conti il 30 aprile tra pronostici di Eps scesi progressivamente a 2,37 dollari da 2,95.

Sarà tuttavia l’alta finanza a inaugurare la stagione delle trimestrali rispecchiando le sfide, con attese d’una diminuzione degli utili del 3,8 per cento. Ubs in una nota sostiene che le banche d’investimento avranno cali generalizzati nel trading, un tempo grande motore di profitti: si ipotizza una contrazione dell’11% nelle attività del reddito fisso, valutarie e nelle commodities, e un calo dell’8% nell’azionario. Il direttore finanziario di Citigroup, Mark Mason, ha affermato che nel primo trimestre i mercati hanno sì avuto un buon andamento ma che rispetto al 2018 la banca si attesterà comunque su valori più bassi nel trading. Di medesimo avviso Daniel Pinto, il chief operating officer di Jp Morgan che dopodomani solleverà il sipario.

Riccardo Barlaam

Marco Valsania

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