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Wall Street riduce le stime sull’S&P 500 ma punta sul «rally»

A Wall Street è cominciata una nuova corsa. Ma questa volta è una corsa a ritroso: uno dopo l'altro analisti e banche ridimensionano le loro previsioni di Borsa e utili aziendali, abbandonando un ottimismo finora difeso a spada tratta dalle ombre d'una nuova recessione e dalle spirali della crisi del debito sovrano.

Ha cominciato Goldman Sachs, tagliando il target di fine anno per lo Standard & Poor's 500 a 1.250 da 1.400. Poi è giunta Wells Fargo, riducendolo a sua volta a 1.250 da 1.390. E Citigroup l'ha limato per ora a 1.325 da 1.400. Il taglio delle attese sul mercato corriponde a un altro segnale di cautela e sobrietà: la riduzione dei pronostici dei profitti della Corporate America. Nell'ultima settimana sono scesi sotto i cento dollari per azione (a 99,91 dollari) quando si tratta dell'insieme delle aziende nell'S&P 500, dai 100,31 dollari di fine agosto. Quattro dei dieci comparti dell'S&P hanno visto scattare riduzioni dei futuri profitti per il 40% delle società.

La stime riviste appaiono, in realtà, non proprio espressioni di sfrenato pessimismo. Guardando ai profitti delle principali 500 imprese a stelle e strisce, i quasi cento dollari tuttora previsti rappresentano ugualmente un significativo incremento dall'anno scorso, quando erano pari a 84 dollari per azione. Non sembrano cioè scontare un «double dip», una ricaduta in recessione negli Stati Uniti, o bufere incontrollate sul debito in Europa. E quando si guarda l'andamento dell'S&P 500, che dal marzo 2009 è già salito del 75%, il pronostico medio resta ancora piuttosto solido: rappresenta una marcia di quasi il 10% da qui a fine anno, a 1.309 punti, rispetto all'8,5 % a quota 1.365 ipotizzato a inizio 2011 dai livelli di chiusura dall'anno scorso. Una performance che gli farebbe terminare l'anno in positivo.

Anche sul Vecchio Continente l'incertezza su indici e utili rimane alta. L'Europa è reduce da performance peggiori di Wall Street: lo Stoxx 600 è in calo del 19% da inizio anno contro il 4,8% del l'S&P 500. E negli ultimi 100 giorni il 44% degli analisti ha rivisto al ribasso le stime sugli utili dei titoli dell'indice pan-europeo (contro il 23% di coloro che le hanno alzate). Ma è anche vero che oggi i titoli nell'Euro Stoxx 50 valgono ormai otto volte gli utili e sono vicino ai valori di libro, con dividend yields sopra il 5 per cento. Livelli ben inferiori a quelli storici, con il Dax tedesco che presenta un p/e ai minimi da 20 anni.

Neppure sulla piazza americana mancano, in assenza di gravi shock, i sostenitori di un nuovo rally azionario: tra gli analisti di Deutsche Bank circola la previsione d'un balzo dell'S&P oltre quota 1.400 entro fine dicembre. Sul l'altro lato della barricata, però, trova sempre più ascolto chi teme che le correzioni al ribasso siano in realtà solo agli inizi in un clima dominato da protratte tensioni e debolezza economica: Morgan Stanley si attende che l'indice scivoli a 1.238. Il comparto industriale, accanto al finanziario, è tra i più esposti alle scosse: Nomura ha lanciato un allarme su titoli da General Electric a 3M. «Ulteriori frenate devono ancora manifestarsi», ha indicato l'analista Shannon O'Callaghan. È vero che l'S&P 500 viaggia a multipli di 12 volte gli utili attesi nel 2011, sotto la media storica di 16. Tutto, però, dipenderà dai profitti veri, non ipotetici: se deluderanno, le azioni potranno apparire ben più care e in balìa di nuovi rovesci.
 

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