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Wall Street da record, sfiorata quota 20mila

L’euforia del listino Usa trascina le Borse Ue – Dollaro ai massimi da 14 anni sull’euro, sotto 1,04
La corsa di Wall Street verso nuovi record non si arresta e trascina al rialzo anche i listini europei. La Borsa statunitense ieri ha frantumato un altro record. L’indice Dow Jones ha toccato il picco mai toccato di 19.983 punti puntando ormai alla soglia dei 20mila punti. L’indice S&P 500 ha invece eguagliato il massimo del 13 dicembre, a quota 2.271 punti.
Numeri che hanno dato fiducia anche ai listini europei dopo una prima parte di seduta priva di spunti. L’accelerazione nel finale ha spinto il Ftse Mib di Milano a guadagnare l’1,47%, molto meglio della media (+0,66%). A guidare i rialzi in Italia sono stati i titoli petroliferi (spinti da un nuovo apprezzamento di Brent e Wti) e i bancari. Il mercato vede con favore l’ipotesi (sempre più concreta) di un decreto salva-banche da 20 miliardi di euro che potrebbe essere varato tra domani e venerdì.
Giornata volatile per il titolo Banca Mps che ha chiuso in calo dello 0,4% dopo numerosi strappi al rialzo. Si chiude oggi alle 14 il piano di conversione volontaria del bond subordinato in scadenza nel 2018 in azioni, destinato alla clientela retail. L’istituto sta cercando in extremis (entro il 31 dicembre) di ottemperare all’aumento di capitale da 5 miliardi di euro attraverso la strada della raccolta privata, senza far scattare l’intervento dello Stato con le modalità previste dalla normativa burden-sharing. Numerose sono le incognite sulla riuscita dell’operazione che in ogni caso si profilerebbe, visti i tempi così stretti, come l’ennesimo colpo di scena finanziario di un anno ricco di parabole sorprendenti (Brexit e Trump solo per citarne un paio).
Protagonista di giornata a Milano però è stata Mediaset. Il titolo del Biscione è salito del 23% sulla speculazione che è figlia del tentativo di scalata ostile da parte dei francesi di Vivendi. Il gruppo di Vincent Bolloré punta al 30% e non è lontano: ha il 25,75% del capitale e il 26,77% dei diritti di voto su Cologno Monzese. Il cda di Mediaset come contromossa ha deliberato ieri la presentazione di un esposto all’Agcom in cui si segnala l’illegittimità della condotta posta in essere da Vivendi in violazione della disciplina di settore. Lo comunica Mediaset in una nota, specificando che si ipotizza la violazione dell’articolo 43 comma 11 del testo unico dei servizi di media audiovisivi e radiofonici. Tra i due litiganti vince al momento la speculazione con il prezzo delle azioni che in una settimana è balzato di quasi il 40%.
Sul mercato delle valute il dollaro continua a correre. Ieri ha chiuso sotto 1,04 (con un minimo a 1,037) nei confronti dell’euro, come non accadeva da 14 anni. A questo punto l’ipotesi della parità tra le due divise non è più un miraggio. Il dollaro si sta rafforzando su scala globale come documenta il dollar index – che ne sintetizza l’andamento nei confronti delle altre sei più importanti valute mondiali – ieri balzato oltre quota 103 punti, sugli stessi livelli del 2002.
Con un dollaro così forte c’è pressione al rialzo sui tassi sui titoli di Stato Usa. Ieri i titoli decennali sono tornati vicini al 2,6%, una soglia che inizia a diventare delicata per molti investitori. È opinione piuttosto condivisa tra gli addetti ai lavori che un ulteriore rialzo del rendimento decennale Usa, in area 2,9-3%, potrebbe determinare un livello limite per l’attuale corsa dell’azionario.
«Se i tassi dovessero avvicinarsi al 2,90%-3%, i grandi gestori potrebbero essere attratti sempre più dal basso rapporto rischio/rendimento del comparto bond – spiega Vincenzo Longo, strategist di Ig -. Questo potrebbe portare a un deflusso dall’azionario e un afflusso sul reddito fisso. Ovviamente un simile movimento sarà associato anche a un ritorno delle tensioni sugli emergenti, le cui incertezze iniziano a salire seduta dopo seduta. Come possiamo evincere dal cambio dollaro/yuan, che è ormai a 7».

Vito Lops

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