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Wall Street, record senza fine: per l’S&P 500 sette mesi di rialzi

Dalle parti di Wall Street il mese di settembre comincia con l’ormai abituale aria di record. Il tecnologico Nasdaq si è portato per la prima volta nella storia oltre i 15.700 punti, il super paniere S&P 500 – che viene da sette mesi consecutivi in profitto e che da inizio anno è salito del 20% – si è posizionato a 4.335 punti mentre sta facendo più fatica l’industriale Dow Jones che viaggia a 35.300, l’1% sotto i massimi di metà agosto. Molto bene in Europa lo Stoxx 660 (+0,48%) che ha ritoccato intraday il record a 475 punti di metà agosto.

Tra gli indici globali il Nasdaq è senza dubbio in questa fase quello più in forma, rinvigorito dalle parole accomodanti pronunciate la scorsa settimana dal governatore della Fed, Jerome Powell, sulla politica monetaria. La grande novità rispetto al passato è che ora non è più scontato che un’eventuale riduzione degli stimoli monetari (il cosiddetto tapering che «potrebbe partire entro la fine dell’anno») venga poi seguito da un rialzo dei tassi. Manna dal cielo per le società growth, quelle più sbilanciate su crescita e debito, le cui valutazioni tenderebbero a soffrire in modo marcato il ritorno di strette monetarie. Manna dal cielo anche per le “big five”, le cinque società più capitalizzate della Borsa statunitense e che da sole “decidono” circa un quarto della performance giornaliera dell’S&P 500 e la metà di quella del Nasdaq. Ci riferiamo a Facebook, Apple, Microsoft, Amazon e Google (Alphabet), conosciute anche sotto l’acronimo Famag. Nelle ultime 24 ore Apple ha aggiornato il massimo storico a 155 dollari volando oltre i 2.500 miliardi di capitalizzazione. La Mela è tallonata da Microsoft (anch’essa con il prezzo là in alto senza resistenze a 305 dollari) il cui valore sfiora i 2.300 miliardi e da Google la cui holding Alphabet ieri ha battuto i 2.125 dollari per azione (top assoluto). Insieme le “big five” vantano una market cap di 9.500 miliardi, 2.000 dei quali accumulati solo nei primi otto mesi di questo 2021.

L’andamento dei colossi (tra i quali spiccano il +66% di Google e il +40% di Facebook e Microsoft) spiega gran parte dello stato di forma di Wall Street. Ma va ribadito che senza il sostegno della Fed – il cui bilancio ha superato gli 8mila miliardi di dollari e per la prima volta nella storia corrisponde al 40% del Pil Usa – gli attuali multipli di mercato (prezzo/utili atteso a 23 e prezzo/fatturato pari a 4 volte) sarebbero difficilmente sostenibili.

Per gli amanti dei numeri l’ultima volta che Wall Street nella storia ha messo a segno sette candele mensili verdi risale al 2017-2018. Allora il filotto durò addirittura 10 mesi e si tratta della serie mensile più lunga dal dopoguerra. Altre volte (come nel 2009 e nel 2013) lo scatto si è interrotto al settimo mese. Altre volte (come nel 1982) la striscia consecutiva è durata nove mesi. Le statistiche indicano inoltre che delle 14 volte in cui dagli anni ’50 Wall Street ha inanellato una striscia positiva di sette rialzi, in otto casi (57%) l’accelerazione è proseguita anche il mese successivo. A questo giro della storia come andrà? Tra i fattori da monitorare gli analisti annoverano i 3.500 miliardi messi sul piatto dall’amministrazione Biden per il “tax plan”, che potrebbero avere un impatto diretto sulla tassazione delle società americane e quindi sulla Borsa. «La nostra stima è che l’S&P500 possa raggiungere quota 4.700 punti entro la fine dell’anno – spiega Antonio De Negri, founder e ceo di Cirdan Capital -. Tuttavia il rischio dell’implementazione di una riforma fiscale che includa la “statutory federal corporate tax rate” al 25% oltre ad eventuali modifiche sulla fiscalità delle big corporates potrebbero causare una correzione del 5% rispetto ai valori attesi a un valore pari a 4.465».

Al netto delle previsioni saranno anche i nuovi dati macro a forgiare la propensione al rischio degli investitori. Quelli pubblicati ieri sono risultati contrastanti. Ha sorpreso in positivo l’indice Ism manifatturiero basato sulle aspettative dei direttori degli acquisti delle aziende. Dopo due mesi di contrazione, ad agosto, l’indicatore è salito a 59,9 battendo le stime (58,8). Mentre ha deluso il dato sul lavoro (stime di Adp sulle nuove buste paga nel settore privato escluso quello agricolo) che ad agosto hanno visto un aumento di 374mila unità, in forte calo rispetto alle 613mila attese. Domani arriveranno i dati definitivi. Non sono esclusi ribaltoni considerato che proprio un mese fa le rilevazioni preliminari Adp risultarono nettamente più basse delle nuove buste paga effettive.

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